Le presente intervista viene ripresa da Thriller Magazine con l'autorizzazione di Chiara Bertazzoni.
J.P. Rossano, L'ultima stoccata
Uno, nessuno, centomila: incontro con un autore dalla doppia personalità
Chi si
nasconda realmente dietro lo pseudonimo di J.P.
Rossano nessuno lo sa. L'autore de L’ultima
stoccata, infatti, si avvolge in un alone di
mistero, aumentando la curiosità dei lettori. Ha
accettato però di essere ospite di questo appuntamento
con la nostra rubrica e per questo lo ringraziamo di
cuore.
Tornando però al discorso sul mistero, tutto si
complica ulteriormente da quando ho scoperto che un tema
particolarmente caro all'autore è quello dei doppi e
della dualità. Il tema è presente nell'opera in diversi
aspetti e sfaccettature, mi piacerebbe, perciò,
cominciare cercando insieme tra le righe questa tematica.
L'ultima stoccata, come dicevi tu, è un romanzo
caratterizzato dal numero due. Perché due sono i
possibili livelli di lettura e doppie sono anche le
caratterizzazioni di personaggi, situazioni e stati
d'animo.
Il doppio livello di lettura è abbastanza semplice da
cogliere: si può leggere come un classico romanzo
thriller, facendosi guidare solo dalla curiosità di
voler seguire lo svolgersi della trama e scoprire il
nome del colpevole. Oppure si può andare un po' più in
profondità, addentrarsi nell'animo dei personaggi per
cogliere le ossessioni e le passioni, spesso malsane,
che ne guidano le azioni, tanto da scoprire come il male
possa invadere le vite delle persone, sfruttando i suoi
alleati più fedeli e subdoli: denaro, potere,
perversione, con conseguenze spesso fatalmente tragiche.
Il numero due caratterizza anche i personaggi e le
situazioni. Molti protagonisti hanno il proprio doppio,
o perché si tratta di personaggi completamente opposti,
o perché sono in realtà molto simili, ma agiscono e
pensano in maniera differente all'interno dei medesimi
contesti. Tutte le situazioni e i sentimenti sono
rappresentati assieme al proprio contrario e tutti si
confrontano e si mischiano al tempo medesimo: amore e
odio, fedeltà e tradimento, morte e vita, onestà e
corruzione, idealismo e cupidigia, bene e male. Con una
differenza che mi sta cara però: se il male è quasi
sempre assoluto e la porzione di bene che contiene al
suo interno è minima e fa fatica ad emergere, nel bene
la presenza del male è molto più sensibile e basta poco,
pochissimo, perché tenda a prendere il sopravvento.
Ma tu pensi di avere una doppia personalità?
Ovviamente, tutti hanno una doppia personalità, anzi
alcuni ce l'hanno addirittura tripla. Ma con questa
domanda mi hai dato uno spunto interessante. Risponderò
da ora in avanti alle domande che mi farai nel corso
della chiacchierata con doppie risposte e motivazioni,
lasciando ai lettori la scelta di quelle che
preferiscono, perché sentono più vicine al loro
pensiero.
Ma così il mistero si infittisce! Ognuno potrà
scegliere il Rossano che preferisce e non sapremo mai
chi sei veramente.
Meglio così, ho sempre pensato che i libri servissero
non tanto per creare delle certezze, ma piuttosto per
generare delle ipotesi che ogni lettore deve svilupparsi
autonomamente. Da questo punto di vista le spiegazioni
in merito alle proprie opere, date a posteriori da parte
degli autori, sono spesso più deleterie e
controproducenti che utili. Ad essere sincero penso che
dopo avere scritto un libro un autore dovrebbe sparire o
farsi ammazzare, così eviterebbe di dover passare il
resto del suo tempo a spiegare cosa voleva dire. È più
giusto che ogni lettore si faccia un'idea propria, poi
se il libro lo leggono in due milioni e nascono due
milioni di ipotesi differenti, tento meglio.
Allora partiamo con una domanda diretta: chi è J.P
Rossano?
Un anonimo ed apparentemente tranquillissimo direttore
di produzione di un'altrettanto anonima e
tranquillissima azienda metalmeccanica che, dietro a
questa apparente e monotona tranquillità, nasconde
un'anima nera, anzi nerissima, che si è nutrita per anni
di letteratura gialla e soprattutto noir, partendo da
Fruttero e Lucentini, torinesi come me, per arrivare a
James Ellroy, che narra un'America così lontana e
differente dalla nostra cultura.
Ma è anche un ex schermidore che continua ad avere un
amore appassionato per questo sport, tanto da riuscire
ad infilarlo dentro una storia di sangue, corruzione,
sesso, tradimento e morti ammazzati.
Visto che il romanzo contiene tanti aspetti che
fanno parte di te e del tuo vissuto, l'ambientazione
nella tua città e la scherma, per citarne solo un paio,
perché allora hai deciso di nasconderti dietro a uno
pseudonimo e non di esporti usando il tuo nome?
Perché il vero mandante di tutti i crimini e delle
azioni più abbiette che sono narrate nel libro è il
sottoscritto, pertanto è meglio che non si conosca la
mia vera identità.
O perché mi intrigava creare una parvenza di doppia
personalità. Un Giano bifronte: da un lato il dottor ***
tranquillo e con l'aria da bravo ragazzo, dall'altro Mr
JP scrittore dall'anima nera, anzi nerissima e
pessimista.




