Rossano ci parla del suo libro
Parlare de “L’ultima stoccata” non mi è facile. In linea di principio non sono molto favorevole all’idea che un autore spieghi i perché ed i percome relativi ad una storia che ha raccontato. Ho sempre pensato che i libri servano non tanto per creare delle certezze, ma piuttosto per generare delle ipotesi che ogni lettore deve essere in grado di svilupparsi autonomamente. Da questo punto di vista le spiegazioni date a posteriori da parte degli autori, sono spesso più deleterie e controproducenti che utili. A ad essere del tutto sincero penso che, dopo avere scritto un libro, un autore dovrebbe sparire o farsi ammazzare, così eviterebbe di dover passare il resto del suo tempo a spiegare cosa voleva dire, perché voleva dirlo e perché ha scelto di dirlo in un modo piuttosto che in un altro.
Sarebbe piuttosto più giusto che ogni lettore si faccia un’idea propria, poi se il libro lo leggono in due milioni e nascono due milioni di ipotesi differenti, tento meglio.
Perciò se proprio dobbiamo parlare de “L’ultima stoccata”, è meglio affrontare l’argomento del noir in generale, piuttosto che i temi specifici affrontati dal romanzo. Ho letto che qualcuno, non ricordo più chi, ha sostenuto che i gialli siano un ottimo modo per dire delle cose sensate.
Ecco, con “L’ultima stoccata”, il sottoscritto ci ha provato. Uno scrittore dovrebbe raccontare quello che la storia che sta scrivendo gli impone e cercare di farlo nel modo migliore e più accattivante per i lettori. Poi se l’intento è riuscito, a dire qualcosa di sensato intendo, provino a deciderlo i lettori.
Di sicuro i romanzi ed il genere noir in particolare sono, a mio modesto parere, un ottimo strumento per rappresentare la società di oggi con tutte le sue storture. Si perché, anche se spesso facciamo finta di non accorgercene, nella nostra società c’è qualcosa che non funziona. Denaro, potere e successo ad ogni costo sono i modelli proposti (ed imposti) dai media e seguiti dai più; non è quasi più possibile fare politica, nell’accezione “nobile” del termine; il sano giornalismo d’inchiesta lascia spesso spazio ad un gossip stupido quanto inutile. Possiamo dire, citando Sandrone Dazieri, che “il noir italiano si è auto assegnato il compito di decifrare il presente attraverso la chiave della detection” , rispondendo così al disagio provato da alcuni di fronte a queste realtà ed al desiderio di mettere i piedi nel piatto, alludere, denunciare, insomma prendere posizione.
Diciamo che, personalmente, sono un pessimista e sono anche convinto che nessuno, ma proprio nessuno, sia del tutto innocente. Siamo tutti un po’ colpevoli.
È sufficiente leggere la storia, o la cronaca nera di tutti i giorni per convincersene: il genere umano, lasciato in balia di se stesso, passa la maggior parte del tempo a cercare di auto distruggersi nei modi più svariati, fantasiosi e malvagi e la cosa grave è che, la maggior parte delle volte, ci riesce pure benissimo.
D’altronde cosa ci volete fare, forse è difficile da credere, alla luce del genere storia che ho raccontato ne “L’ultima stoccata”, ma la verità è che sono un moralista timorato del giudizio degli dei. Credo che il senso morale della narrativa consista nel mostrare le orribili conseguenze di un atto immorale e il prezzo karmico che le persone pagano per averlo perpetrato.
In un certo senso penso che il giallo, ed il noir soprattutto, siano i generi che, oggi, si possano considerare i veri eredi di quelle che furono la tragedia greca prima e quella shakespeariana poi. Può darsi che i puristi storcano il naso, o forse si scandalizzino addirittura di fronte a questa affermazione. Tuttavia più penso ad una tragedia come “Riccardo III”, più vi riconosco i tratti, estremamente moderni, di un noir dei giorni nostri.
Non a caso ho citato, in apertura de “L’ultima stoccata”, una frase della poetessa May Sarton “Bisogna pensare da eroi per comportarsi da persone perbene”.




