Storia Illustrata dell'Architettura - Architettura Indiana, Cinese e Giapponese

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Dizionario delle Opere Architettoniche: A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

 

L'indiano è popolo antico quanto l'assiro ed il persiano, se non di più, ma nella storia dell'arte deve cronologicamente venir dopo questi, perché i monumenti che restano ancora nell'India non sono così antichi come quelli degli altri popoli orientali.

 

Infatti gli indiani fabbricarono da prima con legname e solo tre secoli a.C. cominciarono a fabbricare colla pietra, ad imitazione dei popoli vicini.

 

Gli indiani furono religiosissimi anche essi: adoravano Brahma, l'essere supremo e la sua incarnazione in Visnù e Siva; solo dopo il 1000 a. C. questa religione fu combattuta e modificata per opera di Budda, da cui si ebbe il buddismo.

 

È naturale che anche in questa regione i monumenti più belli e celebri siano stati i templi in onore alle divinità. Essi si possono dividere in due categorie: i tempi sotterranei o a grotta e quelli costruiti liberamente sul suolo.

 

I più belli sono i tempi a grotta scavati interamente nelle viscere delle montagne, per lo più di forma rettangolare a tre navate separate da colonne scanalate con capitelli, che più che colonne possono chiamarsi piloni, tanto sono corte e tozze.

 

Alle tre navate erano unite innumerevoli celle, corridoi, scale e gallerie. Vi è differenza fra i tempi brahminici e buddisti in quanto i primi hanno il soffitto a piano orizzontale, mentre i buddisti lo hanno generalmente a volta, a guisa di ferro di cavallo, e gli ornamenti sparsi a profusione nei primi, sono più limitati nei secondi: sono da ricordarsi i templi di Ellora, di Mahr, di Karli, nei monti del Dekan e nelle isole dell'Egitto, di Salsetta e di Elefantina.

 

Altri monumenti importanti sono i topes, le pagode e le colonne trionfali. I topes, detti anche dagope, sono cappelle disseminate nel suolo indiano, a forma di cilindro terminate da una cupola, e servivano a conservare una minuscola particella del corpo di Budda.

 

Ve n'è nell'isola di Ceylon, a Sanchi, vicino alla città di Bhlissa e nell'isola di Giava. Le pagode infine, o case sante, sono templi a foggia di piramide con pilastri reggenti le cupole: il tempio di Boro-Budor, nell'isola di Giava, conta 130 cupole, è cinto di mura, ha dei porticati, abitazioni per i pellegrini, vasche per abluzioni, porte massicce anch'esse a piramide.

 

Le ornamentazioni indiane sono il riflesso della vegetazione ubertosissima di quelle contrade, quindi di una sfrenata fantasia: gli indiani ebbero in questo il pregio di formarsi uno stile proprio.

 

Col buddismo passò dall'India in Cina anche l'arte; infatti nell'altipiano del Tibet e in Mongolia esistono numerose pagode come le indiane. Però i cinesi, popolo molto meno fantastico e più positivo, rivolsero l'arte, in special modo l'architettura, a scopi pratici della vita.

 

Costruirono quindi numerosi canali e dighe e la famosa Grande Muraglia di qualche secolo avanti Cristo, lunga ben 2400 km. e alta 7 metri.

 

Le costruzioni cinesi si riconoscono facilmente perché quasi sempre a forma di torri a terrazzi, sormontate da tetti originalissimi incurvati e leggiadramente ornati di campanelli.

 

L'ornamentazione è fantastica tratta da una fauna mitologica in cui campeggia il drago. I cinesi conoscevano anche fin dalla più remota antichità il modo di lavorare il marmo e di fondere il bronzo, di fabbricare terracotte e furono insuperabili nel decorarle.

 

I giapponesi, la cui origine si perde anch'essa nel buio della storia, non hanno né rovine, né tracce di monumenti antichi; ciò si deve al fatto che, anche avendo moltissima pietra a disposizione, non ne usufruirono e preferirono le costruzioni in legno e bambù, dando alle fabbriche quella elasticità necessaria per renderle più resistenti alle perturbazioni terrestri che nel loro paese sono frequentissime.

 

Lo stile giapponese nella decorazione somiglia al cinese. Dall'arte indiana sembra pure, derivata l'arte americana: numerose rovine di giganteschi edifici sono infatti sparse nel suolo americano, in modo speciale nel Messico e nel Perù, costruzioni che dovevano essere antiche quanto le indiane e che hanno persino gli stessi ornamenti sopraccarichi e fantastici di cui sarebbe troppo lungo parlare.

 

Basterà aver accennato brevemente all'arte orientale, da cui i Greci, i Romani e quasi tutti i popoli attinsero in gran copia.

 

 

 

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