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Dizionario degli Architetti: A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Dizionario delle Opere Architettoniche: A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

 

Si può dividere ih due periodi, del 400 e del 500. È senza dubbio migliore il primo in cui, sotto l'immediata ispirazione degli studi eruditi si era tornati, come si è visto, alle reminiscenze greco-romane; ci si era tornati però ringiovanendo, rinfrescando quasi e illeggiadrendo il fare degli antichi, dando nuova sveltezza ed ariosità, dapprima sconosciute.

 

Dando uno sguardo particolareggiato alle costruzioni del 400 è da notarsi anzitutto il materiale. A Firenze si adopera la pietra serena, la forte, la verde di Prato ed il marmo; a Venezia il granito; in altre regioni il mattone, e a Roma il famoso travertino, il tufo, il peperino, togliendo per lo più il materiale dai monumenti antichi.

 

Le principali costruzioni quattrocentesche sono i palazzi e le chiese.

 

I palazzi, tanto pubblici che privati hanno per lo più l'aspetto grave e severo da rassomigliarsi a fortezze, e qualche volta ebbero invero quest'uso.

 

Le facciate sono a bozze, predominano cioè le bugne greggie o massi non sgrossati (opus rusticum), bugnatura che si andò poi man mano ringentilendo.

 

Le porte o le finestre sono o rettangolari o ad arco; queste, in certi palazzi, specie nei fiorentini, si suddividono dando luogo alle bifore: quelle del piano terreno sono quasi sempre munite di robuste inferriate.

 

Delle fasce, composte di sobrie modanature e formanti semplici cornici, separano i piani. Solo il cornicione acquista carattere speciale e si fa notare per la grandezza e la ricchezza dei particolari, pur conservando sempre l'impronta severa ed al tempo stesso elegante.

 

Torna in auge l'arco a tutto sesto sebbene esista qualche esempio di arco acuto ; le colonne sono d'un sol pezzo, talvolta leggermente rigonfie nel mezzo, come in Toscana, e sostituiscono i fasci di colonne ed i pilastri del medio evo.

 

Si diffonde l'uso degli ordini di architettura e si usano capitelli derivati specialmente dal composito e dal corintio: messo frequente l'ionico che però si usa quando si sovrappongono gli ordini.

 

Sui capitelli s'imposta l'arco; ma specie nel primo 400 si ha sul capitello la trabeazione e su di questa l'arco. Da notarsi ancora i cortili interni che non mancano quasi mai nei grandi palazzi, adorni di porticati eleganti, decorati di ghirlande e medaglioni.

 

Gli appartamenti interni sono distribuiti con arte e comodità: le stanze molto ampie adorne di camini monumentali rivestite di legno ed arazzi, con la volta di legno scolpito a cassoni e rosoni e dipinto.

 

Le chiese hanno, per lo più, la forma basilicale con pianta a croce latina. In alcune manca la crociera, e più rare sono le piante a croce greca, rotonda e poligonale.

 

Ciò che non ha carattere speciale è la facciata, perché l'architetto del rinascimento, accingendosi a costruire la facciata lasciata incompiuta dagli architetti gotici, e volendo seguire lo stile del corpo dell'edificio, mancava spesso allo scopo, difettandogli la convinzione e l'ispirazione.

 

Ad ogni modo, per lo più, le facciate finiscono col frontone triangolare o circolare oppure a coronamento addirittura orizzontale con pilastri a muro e capitelli e trabeazioni classiche.

 

I campanili quasi sempre vengono aboliti: così pure i vetri colorati, gli affreschi, i mosaici, di cui si ha solo qualche esempio nelle sacrestie e nei cortili dei conventi. Le volte sono a botte, talvolta a cassoni, più raramente a capriate visibili; i pavimenti sono più semplici dei medioevali sebbene in marmo colorato.

 

Gli architetti costruirono inoltre ville e giardini che si andarono popolando di statue antiche rinvenute negli scavi.

 

Nel 500, e cioè nel secondo periodo, agli architetti-pittori subentrano gli architetti-scultori, che si ispirano di preferenza alle opere di architettura romana invece che a quelle della greca; ed è qui da notare che i romani furono più eccellenti geometri che artisti.

 

In questo periodo si possono distinguere due scuole: una che riveste di ornati classici, specie romani, le forme dell'architettura romanza, più libera cioè; l'altra che si attiene più freddamente ai modelli classici.

 

La prima fiorisce in Lombardia, l'altra è costituita dagli imitatori e commentatori delle regole vitruviane.

 

Caratteristica di questo periodo è dunque la profusione degli elementi romani e cioè di colonne, frontespizi, nicchie, cornicioni, ecc., di cui si rivestono chiese, palazzi e ville.

 

Le finestre si adornano dei famosi frontoni triangolari o circolari, le facciate di colonne e pilastri con gli ordini sovrapposti secondo le regole di Vitruvio e ove non v'è sovrapposizione predomina lo stile dorico; la cornice inoltre assume forma di vera trabeazione.

Altro carattere importante nelle facciate è la decorazione policroma ad affresco o a graffiti monocromi, tendenza che si afferma specialmente nell'Italia settentrionale.

 

Riguardo alle chiese la pianta rimane pressoché invariata; si modifica solo la facciata, che, come si è detto, si va ornando di colonne, di nicchie che si popolano di statue, le quali trovano posto anche sul frontone.

 

Si usa anche il campanile, spesso abbinato nella facciata; ma quella che si è resa ormai indispensabile è la cupola, che nel secolo precedente era stata oggetto di particolare studio da parte dell'architetto.

 

Degna di speciale studio ed attenzione è però la decorazione architettonica, derivante naturalmente anche essa dalla greco-romana non disunita dallo studio della natura.

 

Può essere suddivisa in plastica e piana. Alla prima appartengono i bassorilievi in genere sia in marmo che in bronzo o in stucco, alla seconda i mosaici, le incrostazioni, i graffiti, ecc.

 

Le combinazioni ed intrecci geometrici non si usano più; si intrecciano ghirlande e festoni svolgentisi con eleganza senza pari; fiori, frutta, foglie formano un tutto grazioso ed equilibrato. Ai vuoti corrispondono i ripieni, ogni motivo ha il suo perchè ed occupa il suo spazio senza invadere quello degli altri. Si crea il putto e lo si associa alla flora, disposto graziosamente in mille guise.

 

Torna in auge anche la fauna, vera o fantastica, ma sempre ispirantesi alla natura e quindi leoni, chimere, ippocampi, delfini, uccellini e sono anche molto usati gli utensili che le molteplici industrie avevano apportato e cioè incudini, squadre, martelli, vasi, boccali, cornucopie, ecc.

 

Anche nella decorazione, anzi particolarmente in essa, si notano nel 500 le due tendenze, vale a dire quella settentrionale, derivante dai maestri comacini, che si usò niella Lombardia e nel Veneto, più libera e fantastica, e l'altra più dotta e sobria ispirantesi alle palmette, dentelli, perle ed ai fogliami classici, e ciò specie nella Toscana.

 

In questo frattempo si diffuse l' uso dello stucco e delle terracotte a stampo. Nell'interno delle chiese e delle case la decorazione è subordinata alle forme architettoniche.

 

Da ricordarsi infine le famose grottesche usate per la decorazione delle sale e delle logge; pare sia stato Morto da Feltre il primo a usarle o il Pinturicchio, mentre Raffaello e i suoi discepoli le portarono a perfezione.

 

 

 

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