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Un'arte spasimante e piena di esuberanza di vita come la barocca, non poteva durare a lungo. Già si è visto come, verso il 700, si smidollasse nelle pienezze del rococò; ma una reazione, avvenuta verso il periodo della rivoluzione francese le fece improvvisamente e totalmente cambiare fisionomia.
Infatti alla frenetica arte barocca succede la fredda arte neo-classica. Il trapasso da una forma di arte all'altra, non è però così improvviso come si crede, perché, se ben si osservino i caratteri dello stile Luigi XVI, che fu appunto quello che precedette il neo-classico, si vedrà che le linee cosi contorte degli stili precedenti vanno allungandosi, stirandosi, direi quasi, e già fa capolino la linea retta, la retta che è appunto la caratteristica del neo-classico.
Le cause che determinarono questa nuova forma di arte furono molteplici, ma le più interessanti furono, come sempre, la letteratura e le vicende storiche.
Infatti, verso la fine del XVIII secolo si pubblicano le opere del Mengs, del Milizia, del Lessing che invogliano allo studio delle antichità classiche e proclamano bello ideale soltanto l'antico: si incominciano in quel tempo gli scavi di Ercolano, Pompei e Velleia sopraggiunge quindi la rivoluzione francese che spazza via quanto era rimasto di barocco e rimette in onore i costumi greco-romani, ed infine sorge Napoleone, il nuovo Cesare, che impone il diritto romano codificato e da all'arte il nome di primo impero.
La nuova arte si impone immediatamente e dilaga, e quindi case, ville, chiese, mobili, ninnoli, stoffe, moda, tutto è imitazione classica.
È dunque un'arte di pura imitazione, e sebbene abbia dato delle cose veramente belle, dovute a qualche raro genio, pure non poteva riuscire che fredda e compassata ed avere una vita brevissima.
Infatti, dopo la morte di Napoleone, ecco sorgere una schiera di letterati ed artisti che si scaglia contro il classicismo ed il bello ideale come fine dell'arte, anteponendogli il vero, ed il neo-classico, dopo breve vita, tramonta lasciando luogo ad altre forme di arte.
Il Partenone, il Pantheon ed altri templi dell'antichità classica furono i modelli delle costruzioni di questo periodo. Qualunque edificio, e a qualunque uso fosse destinato aveva la sua facciata a colonne, con pronao e timpano triangolare.
La linea retta è sovrana, e la decorazione architettonica si riduce alle palmette, alle corone, ai piccoli e secchi festoni. L'interno corrisponde all'esterno: colonne semplici e levigate di marmo, architravi e cornicioni rabescati di tenui dorature.
Scompaiono le grandi decorazioni murali e le pareti, divise a scomparti, vengono ricoperte di tappezzerie dai colori tenui e a semplici disegni.
Centro dell'arte neo-classica fu Milano quale capitale della dominazione napoleonica, ove fu istituita un'accademia di belle arti; ma l'arte dilaga per quasi tutta l'Italia e si ebbero qua e là begli esempi di questo stile.
GLI ARTISTI
Luigi Vanvitelli, di Napoli (1700-1773) è il primo dei neo-classici, sebbene risenta ancora molto del barocco. Suo capolavoro è il Palazzo Reale di Caserta, sebbene freddo nella facciata, è però magnifico nell'interno.
Ferdinando Fuga (1699-1780) anch'egli ancora baroccheggiante, autore del Palazzo della Consulta, del Palazzetto del Quirinale, del Palazzo Corsini e della Facciata di S. Maria Maggiore.
Giuseppe Piermarini, di Foligno (1734-1808) allievo del Vanvitelli. Sue opere: la ricostruzione del Palazzo ducale e dell'Università di Pavia, il Palazzo Belgioioso, il Teatro alla Scala, la Villa, il Parco e il Teatro di Monza.
Luigi Gagnola (1759-1844), autore dell'Arco del Sempione o della Pace, e della Porta Ticinese a Milano.
Luigi Canonica, di Lugano (1759-1844) costruì l'Arena di Milano.
Carlo Amati (1776-1852) pure a Milano costruì la Chiesa di S. Carlo, e assieme a Giuseppe Zanoia la facciata moderna del Duomo.
Giuseppe Valadier (1762-1839) è l'autore del Pincio, Piazza del Popolo e il restauratore dell'Arco di Tito.
Luigi Poletti, di Modena (1792-1869) riedificò la Basilica di S. Paolo ed eresse i Teatri di Rimini e di Fano.
Virgilio Vespignani (1808-1882) restaurò S. Giovanni Laterano, S. Lorenzo, Porta Pia e Porta San Pancrazio, e costruì i teatri di Viterbo e di Orvieto.
Pietro Bianchi di Lugano costruì la Chiesa di San Francesco di Paola a Napoli. Giuseppe Zappelli il famoso Caffè Pedrocchi di Padova, Angelo Carasale il Teatro S. Carlo di Napoli su disegni G. A. Medrano e Carlo Barabino il Teatro Carlo Felice, il Cimitero di Staglieno e il Giardino dell'Acquasola a Genova.
Fra gli architetti stranieri che fiorirono in questo periodo sono da ricordarsi: in Francia il Percier (1764-1883) e il Fontaine (1762-1853) che innalzarono l'Arco del Carrosello, il Chalgrin che costruì l'Arco della Stella ad imitazione degli archi romani e il Lepère, autore della Colonna Vendome.
In Inghilterra il neoclassicismo non attecchì, poiché il Barry, il Gilbert Scott e il Waterhouse autori rispettivamente del Palazzo del Parlamento, del Monumento al Principe Alberto e delle Università di Cambridge e di Oxford, si ispirarono al gotico.
Invece in Germania gli architetti si attennero scrupolosamente all'arte neo-classica: i migliori furono il Gartner, Federico Schinkel (1781-1841) autore del Museo e del Teatro di Berlino e Leo Von Kleuze autore della Gliptoleca di Monaco.
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