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I Successori di Augusto
I successori d'Augusto (Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone) conservarono e accrebbero le precedenti conquiste, ma
tiranneggiarono i popoli, e con debolezze e pazzie si mostrarono indegni dell'alto uffizio di cui erano investiti.
Frattanto, andava preparandosi un radicale mutamento nella
società. Regnante Tiberio, Gesù Cristo era stato condannato alla
pena infamante della croce, sotto l'accusa di voler farsi re di Giudea. Ma
i suoi discepoli, sfidando il martirio, andarono predicando le sue dottrine. Disprezzati e perseguitati dai ricchi e dai superbi, trovarono facile ascolto
tra gli oppressi e i sofferenti; sicché, in breve, i loro proseliti crebbero a migliaia e si propagarono per tutto il Mondo romano.
Nerone martirizzò bestialmente quanti di essi potè avere nelle mani, ma non impedì con ciò che
altri martiri balzassero intrepidi nella grande lotta da cui doveva scaturire,
in teoria, la rigenerazione dell'Umanità.
Il mal governo dei successori di Augusto giustificò quasi
la violenza militare per la quale, da Nerone in poi, la maggior parte degl'imperatori fu innalzata al trono
dalle legioni; finché nel Secolo III l'Impero venne quasi messo all'asta, mentre
Germani da nord, Sarmati e Goti da nord-est, e Persiani da levante varcavano minacciosi
i confini, nè più bastavano gli eserciti a risospingere l'onda degl'invasori.
Diocleziano riuscì per poco a tener in piedi il crollante
edificio, introducendo quella forma nuova di governo, che fu detta Tetrarchia. Ma durò pochi anni.
Costantino si liberò dai rivali e riunì, riformò l'Impero, trasportandone
la capitale sulle rive del Bosforo (330 d. C). Dei suoi successori, il
solo Teodosio merita cenno: i sedici anni del suo regno furono come
l'ultimo sprazzo di luce, onde s'irradiò la gloria di Roma antica; egli protesse il Cristianesimo e, per l'ultima volta e per poco tempo, riunì nelle sue mani l'Impero.
La
Nascita del Medioevo - Storia dell'Italia Medioevale
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