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Conoscenza ed infelicità nel Romanzo Popolare di Franco Viliani - Prima Parte |
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E’ significativo del resto che Cristo colleghi la salvezza alla infantile purezza che altro non è se non l’ignoranza del mondo e alla fine «non conoscenza».
Così il mito dell’età di Saturno, il biblico pomo d’Eva o la costruzione della torre di Babele; così il dilemma tra conoscenza e volontà, vera pietra filosofale del pensiero antico e moderno, giacché se da un lato vi è la ricerca della perduta innocenza dall’altro vi è il monito sinistro all’intraprendenza umana: Eracle conquista l’immortalità con la volontà, la perde con la conoscenza dell’amore, Faust conquista la conoscenza della vita, perde l’anima e l’immortalità eterna; il pessimismo giunge ad esempio gigantesco nella Tetralogia Wagneriana: il mondo per il solo fatto di essere sorto ha in se l’ineluttabile condanna.
Le radici psicologiche di un simile atteggiamento sono certo complesse ma non deve trascurarsi il desiderio di sicurezza che sola richiama l’infanzia, un « transfert » in fondo, nel mondo della protetta e tranquilla sfera di un epoca in cui ogni sapere ci era offerto e non sofferto e il sospetto che l’infelicità non sia altro che la presa di coscienza del mondo; non è ora il caso di chiedersene compiutamente il perché, quello che è certo è che esso serpeggia nella religione e nel mito, nella filosofia e nell’arte e anche se le condizioni economiche e sociali ne influenzano la portata esso sembra non scomparire mai, anzi pare riprendere vigore quando s’affaccia la delusione e l’incertezza.
Di tale sfiducia nel « Libero Arbitrio » (ma non è lo stesso concetto Agostiniano un segno di sfiducia?) la letteratura si è fatta interprete, non solo direttamente, come tematica cosciente, ma indirettamente, quasi senza una scelta consapevole. Certo che la visione più significativa ci viene dalla letteratura Utopica e in special modo da quella di Science-Fiction, giacché proprio alla sua base stava il concetto che la scienza e dunque la conoscenza come metodo, avrebbe risolto e riscattato ogni infelicità. Non un modo, si badi bene, ma « il » modo di riscatto, creando così nei riguardi della scienza una fiducia quasi metafisica: un sogno trasformato in incubo, poiché più grande è la speranza, più grande è la delusione o lo sconforto - ecco così la fine del mondo provocata dall’uomo stesso o da alieni scettici (in realtà l’uomo) delle intenzioni umane.
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