A
proposito dell’esistenza del Male e della
necessità di trovare il coraggio per
raccontarlo, abbiamo già scritto (Il noir, il
male ed il potere).
Del libro di Jonathan Littell “Le Benevole”,
storia turpe di un impunito nazista, un romanzo
bello seppur a tratti difficile da leggere,
anche.
A questo punto era quasi fatale tanto che mi
avventurassi nella lettura di “Hitler” di
Giuseppe Genna, quanto che tediassi i visitatori
del sito con le mie riflessioni in merito.
Qui scatta, doverosa, una precisazione. Il Genna
Giuseppe, JP Rossano, non lo conosce, non gli
deve dei favori, non è intenzionato a chiederne
e, prima di Hitler, non aveva neppure letto
nessuna delle sue opere. Questo va detto subito,
tanto per sgomberare il campo da possibili dubbi
di partigianeria, se non di convenienza.
“Hitler” di Giuseppe Genna, dunque. Lettura
suggerita dal mio amico Simone Sarasso, mentre
si stava discutendo del libro di Littell e di
quanto avesse scritto il sottoscritto in
proposito.
Confesso, mi sono accostato alla lettura di
questo romanzo con cautela e non poco prevenuto
sospetto.
Molto si è scritto su Adolf Hitler, sempre però
in forma di saggistica. Se si esclude, forse, La
parte dell’altro di Schmitt, questa è la prima
volta che un autore affronta la sfida: Adolf
Hitler quale protagonista di un’opera narrativa.
Il risultato: eccezionale ed agghiacciante al
tempo stesso. “Hitler” è la sintesi del
Male
umano.
Basato su precise ricerche storiche, il
romanzo
di Genna, dipinge un quadro tanto cupo, quanto
tristemente realista del suo deprecabile
protagonista.
E lo fa emettendo una condanna senza appello.
Esatto: l’autore non si colloca fuori dalla
storia, vi si getta dentro, trascinando con se
l’attonito lettore.
“Hitler” è l’impietosa narrazione di come un
idiota, tanto patetico quanto maligno, una
non-persona (nel senso di antitesi umana) possa
essere assurto al sanguinario ruolo che ha avuto
nella storia del ‘900.
Nessuna mitizzazione, nessuna assoluzione,
nessuna redenzione, come è giusto che sia.
Infanzia devastata, adolescenza demente,
turbe sessuali, miseria, fallimenti personali,
dura esperienza nelle trincee della I Guerra
Mondiale: nulla di tutto ciò può spiegare
l’inspiegabile. Se l’Aue del romanzo di
Littell è, pur nel suo abominio, un giovane
brillante, dotato di buona cultura e figlio di
ottime letture; l’Hitler di Genna è un
“cretino” sin dalle prime pagine e resterà un
cretino per tutto il romanzo, fino all’abisso
conclusivo nel Bunker di Berlino.
per gentile concessione dell'Autore
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