Persecuzione e perdono
I templari furono accusati di "connivenza col nemico", in quanto spesso strinsero rapporti di buon vicinato, se non di amicizia, con signori musulmani. Con alcuni di loro, come Usāma b. Munqidh, arrivarono a veri e propri favori, come quello di concedergli di pregare nella Cupola della Roccia, benché già trasformata in chiesa.
È tuttora aperto il dibattito sulla fondatezza delle accuse di eresia formulate agli appartenenti dell'Ordine. I templari furono accusati di rinnegare Cristo, di sputare sulla Croce, di praticare la sodomia e di adorare un idolo barbuto, il Baphomet o Bafometto. Il gran maestro Jacques de Molay, che aveva ceduto inizialmente di fronte alla marea di accuse, si riebbe e rigettò le sue parziali ammissioni. Ma era tardi, il rogo accolse il gran maestro e i suoi dignitari e l'Ordine fu sciolto.
Studi recenti accreditano sempre più la teoria secondo la quale la vera causa della fine dei templari fu una cospirazione indotta dal Re di Francia Filippo IV il Bello. Infatti, mentre il Re si trovava senza un soldo, l'Ordine risultava proprietario di palazzi, castelli, fortezze ed abbazie: un tesoro immenso. Fu probabilmente il sovrano che, dopo aver tentato inutilmente di entrare a farne parte, incaricò i propri consiglieri di formulare delle precise accuse contro l'Ordine e di richiedere l'intervento del papato, da poco trasferitosi in Francia. Quando la Chiesa si rese conto dell'errore nel condannarlo e di essere stata manipolata, fu troppo tardi.
La studiosa italiana Barbara Frale[4] ha recentemente rinvenuto negli Archivi vaticani un documento che dimostra come papa Clemente V perdonò segretamente i templari nel 1314 assolvendo il loro gran maestro dall'accusa di eresia. L'inchiesta di Chinon, tuttavia, ribasce le pratiche indecenti e gli sputi sulla croce effettuate come rituale all'ingresso di un novizio nell'Ordine.
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