Gli editori di Noubs, una
casa editrice abruzzese
che ha al suo attivo libri di
pregio (da Mario Luzi a
Alfonsina Storni, da
Contessa Lara a Gianluigi
Piccioli, e una rivista,
Pandere, dove scrivono
Slavoj Zizek, Marc Augé,
Franco Ferrarotti,
Ruggero Pierantoni,
Adonis, e tanti altri nomi
illustri della cultura mondiale)
hanno chiesto a Mauro
Smocovich di Thriller
Magazine di curare una
collana di noir in cui gli
scrittori stilassero racconti di
genere usando come sfondo ben
riconoscibile un luogo, un
paesaggio, uno scorcio della
loro Regione. Mauro ha
affidato il primo libro "Tutto
il nero dell'Italia", alla
cura di un giovane talento,
Chiara Bertazzoni, e a
Danilo Arona il secondo, "Tutto
il nero del Piemonte".
Il terzo l'ha lui stesso curato insieme con Angelo Marenzana, "Colpi di testa". Ogni anno saranno pubblicate antologie regionali e nazionali fino a stendere una mappa ben precisa del panorama del disagio attuale del nostro paese: si potrebbe dire, per celia, che il tentativo sarà riuscito solo quando si saranno delineate le venti facce o sfaccettature regionali da fornire agli uomini del R.I.S. - il nucleo scientifico investigativo - che potranno ricostruire l'identikit, la faccia tipica del criminale a denominazione di origine controllata delle regioni italiane. Un'operazione rischiosa, forse più per il lettore che per gli scrittori, lettore che viene condotto per le zone più oscure del Paese a scoprire l'orrore che si cela dietro il perbenismo collettivo.

Un'operazione che, come afferma
nella postfazione lo
scrittore e psicologo
Riccardo Strada, ribalta
l'interpretazione psicanalitica
del noir: «Capita allora che
ci si fermi, e si intuisca così
la caducità del proprio scappare
e la relatività delle proprie
difese, capita forse, e non
sempre, che il personaggio
diventi uomo, il Pinocchio si
faccia bambino e come tale colga
il valore simbolico e
provvisorio del proprio
viaggiare; ecco allora che in
questi casi, in questi libri,
forse i migliori, l'uomo si
ferma capendo come la ricerca di
sé possa avvenire solo
affrontando se stessi,
immergendosi anima e corpo nella
propria storia e nelle proprie
radici, senza fuggire, ma
tenendo i piedi solidamente
piantati in terra".
Ed è proprio la terra, la
propria territorialità a
costituire il fil rouge
di Tutto il nero dell'Italia,
dove il noir affonda e si
intreccia nell'humus
delle proprie origini, dove i
racconti scorrono, si uccide
e muore sullo sfondo di città
vive e pulsanti e dove l'uomo si
mostra legato, inevitabilmente,
alle proprie radici; non sono
sfondi casuali o scenari di
maniera, ma pezzi di vita,
brandelli di ogni protagonista
che ne caratterizzano l'essere,
ne completano il senso, ne
svelano l'appartenenza e quindi
l'identità.
E' una terra popolata
dalla propria gente, colorata
dai propri costumi, cullata dai
propri dialetti, è il tappeto su
cui ogni personaggio può giocare
la propria vita, è lo spazio per
fermarsi a ricercare la chiave
di decodifica delle proprie
esistenze che da qui partono e
qui ritornano, ciò che ci
permette di capire che non
occorre sempre scappare per
ritrovarsi: è la sosta dell'uomo
in fuga».
Come dice Valerio Varesi
nella prefazione, spesso alla
letteratura di genere (ma
quale genere? verrebbe da dire)
viene accreditato il merito di
rappresentare meglio di altri
stilemi narrativi il mondo di
oggi.
Una rappresentazione "in
diretta", per certi versi, e
questa sincronicità con la vita
sembra essere anche il segreto
del suo successo. Sarebbe
sciocco sostenere che solo i
racconti noir o gialli
hanno la prerogativa di essere
sociali. Lo è anche la
letteratura che non usa gli
schemi dell'investigazione, ma è
indubbio che il "genere"
fornisce oggi in modo più rapido
e immediato, una chiave di
lettura del reale.
Un'altra qualità è la coralità
di descrizioni di cui è capace
questo tipo di racconto. L'Italia
delle diversità, l'Italia
delle regioni e dei tanti
campanili emerge prepotente
anche da questa antologia, con
tutte le sue peculiarità e
differenze irredente
all'omologazione televisiva e
del mondo delle merci.




