L'Indice dei
libri proibiti (Index librorum prohibitorum)
fu un elenco di pubblicazioni proibite dalla
Chiesa cattolica,
creato nel
1559 per opera
della Congregazione della sacra romana e universale
Inquisizione (o
Sant'Uffizio),
sotto
Paolo IV. Ebbe
diverse versioni e fu soppresso solo nel
1966.
Storia
I precedenti
Sin dalle sue
origini le lotte della Chiesa contro le
eresie
comportarono la proibizione di leggere o conservare opere
considerate eretiche: il
primo concilio di Nicea
(325)
proibì le opere di
Ario,
papa Anastasio I
(399-401)
quelle di
Origene e
papa Leone I (440-461)
quelle dei
manichei. Il
secondo concilio di Nicea
(787)
stabilì che i libri eretici dovessero essere consegnati al
vescovo non
tenuti di nascosto.

Girl worked evil. Engraving. 1489
Il
concilio di
Tolosa del
1229 giunse a
proibire ai laici il possesso di copie della
Bibbia e nel
1234 quello di
Tarragona ordinò
il rogo delle traduzioni della Bibbia in volgare.
La diffusione
di idee contrarie ai
dogmi della
Chiesa cattolica, e in particolare della
Riforma protestante,
fu grandemente favorita dall'invenzione della
stampa a caratteri mobili
(1455):
la Chiesa prese dunque provvedimenti nel tentativo di
controllare quanto veniva stampato.
Alla metà del
XVI secolo
risalgono i primi cataloghi di libri proibiti: ne furono redatti
dalle università della
Sorbona a
Parigi e di
Lovanio, per
ordine di
Carlo V e di
Filippo II.
Nel
1543 nella
Repubblica di Venezia
il
Consiglio dei Dieci
affidò agli Esecutori contro la Bestemmia il compito di
sorvegliare l'editoria,
con facoltà di multare chi stampava senza permesso: nel
1549, ad opera di
monsignor
Giovanni della Casa,
fu pubblicato un Catalogo di diverse opere, compositioni et
libri, li quali come eretici, sospetti, impii et scandalosi si
dichiarano dannati et prohibiti in questa inclita città di
Vinegia: l'elenco comprendeva 149 titoli e riguardava per lo
più opere tacciate di
eresia, ma la
proibizione finì con il non essere applicata per l'opposizione
dei librai e dei tipografi.
Nel
1554, ad opera
del Sant'Uffizio, uscì a Roma un primo Cathalogus librorum
Haereticorum, con intenti quasi esclusivamente anti-protestanti:
vi comprivano anche le opere di
Luciano di Samosata,
il De monarchia di
Dante Alighieri e
perfino i commentari di papa
papa Pio II sul
Concilio di Basilea.