|
L'orrore che ti attanaglia le viscere non è l'orrore immaginato,
ma l'orrore del reale, dei fatti veramente accaduti.
Qui di seguito si riporta la bellissima recensione che fece
Francesco de Sanctis all'episodio Dantesco del Conte Ugolino. Ne
trapela un orrore senza fine, un orrore che vorremmo non si
verificasse mai.
Scendendo nel pozzo dei
traditori, troviamo un altro mondo
poetico dell’inferno dantesco.
Dove sono puniti gli incontinenti e i violenti è il regno
dei grandi caratteri e delle grandi passioni, è la tragedia:
là incontriamo Francesca, Farinata, Cavalcanti,
Pier delle Vigne, Ser Brunetto Latini, Cananeo.
In Malebolge, dove sono puniti i fraudolenti, la passione
diventa vizio, e la forza diventa malizia; il male
o il peccato non è più originato da impetuoso movimento
dell’animo, ma da consuetudine inveterata, da moto quasi
meccanico, poco lontano dal bestiale, sicché non sai se ivi l’uomo
sia uomo o bestia: l’eroe di
questo mondo comico e plebeo è Vanni Fucci, che
dice di sé:
.... son Vanni Fucci
Bestia, e Pistoja mi fu degna
tana.
(Inferno, XXIV, 125).
Qui, nel pozzo dei traditori,
nel fondo dell’inferno, dall’uomo
bestia caschiamo fino
all’uomo ghiaccio, all’uomo pietra, a un mondo
dove il moto va estinguendosi a poco a poco, sin che la vita
scompare del tutto. L’inferno, a quest’ultimo punto, mi rende
immagine di un solo individuo malvagio, prima agitato e consumato da
passioni che poi si trasformano in movimenti meccanici, i quali
nella vituperosa canizie si trasformano anch’essi in desideri
impotenti. È la storia del male, che prima mette in movimento
tutte le passioni, le quali a lungo andare diventano vizi
ed abitudini, sino a che a che l’anima logorata
istupidisce e rimbambisce.

Gustave Dorè - Paola e Francesca all'inferno
segue
|