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Il Conte Ugolino visto da Dante Alighieri
nell'Inferno e commentato da Francesco De Sanctis |
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L'orrore che ti attanaglia le viscere non è l'orrore immaginato, ma l'orrore del reale, dei fatti veramente accaduti.
Qui di seguito si riporta la bellissima recensione che fece Francesco de Sanctis all'episodio Dantesco del Conte Ugolino. Ne trapela un orrore senza fine, un orrore che vorremmo non si verificasse mai.
Scendendo nel pozzo dei traditori, troviamo un altro mondo poetico dell’inferno dantesco. Dove sono puniti gli incontinenti e i violenti è il regno dei grandi caratteri e delle grandi passioni, è la tragedia: là incontriamo Francesca, Farinata, Cavalcanti, Pier delle Vigne, Ser Brunetto Latini, Cananeo. In Malebolge, dove sono puniti i fraudolenti, la passione diventa vizio, e la forza diventa malizia; il male o il peccato non è più originato da impetuoso movimento dell’animo, ma da consuetudine inveterata, da moto quasi meccanico, poco lontano dal bestiale, sicché non sai se ivi l’uomo sia uomo o bestia: l’eroe di questo mondo comico e plebeo è Vanni Fucci, che dice di sé:
.... son Vanni Fucci Bestia, e Pistoja mi fu degna tana. (Inferno, XXIV, 125).
Andrea del Castagno (1423-1457) - Farinata degli Uberti
Qui, nel pozzo dei traditori, nel fondo dell’inferno, dall’uomo bestia caschiamo fino all’uomo ghiaccio, all’uomo pietra, a un mondo dove il moto va estinguendosi a poco a poco, sin che la vita scompare del tutto. L’inferno, a quest’ultimo punto, mi rende immagine di un solo individuo malvagio, prima agitato e consumato da passioni che poi si trasformano in movimenti meccanici, i quali nella vituperosa canizie si trasformano anch’essi in desideri impotenti. È la storia del male, che prima mette in movimento tutte le passioni, le quali a lungo andare diventano vizi ed abitudini, sino a che a che l’anima logorata istupidisce e rimbambisce.
Gustave Dorè - Paola e Francesca all'inferno
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