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«No, non ridere!», esclamò
Lelio Giorgi, interrompendosi.
«Come vuoi che non rida?», rispose Mongeri. «Io non credo agli
spiriti».
«Non ci credevo... e non vorrei crederci neppur io» riprese
Giorgi.
«Vengo da te appunto per avere la spiegazione di fatti che possono
distruggere la mia felicità, e che già turbano straordinariamente la
mia ragione».
«Fatti?... Allucinazioni vuoi dire. Significa che sei malato e che
hai bisogno di curarti. L'allucinazione, sì, è un fatto anch'essa;
ma quel che rappresenta non ha riscontro fuori di noi, nella realtà.
È, per esprimermi alla meglio, una sensazione che va dall'interno
all'esterno; una specie di proiezione del nostro organismo. E così
l'occhio vede quel che realmente non vede; l'udito sente quel che
realmente non sente. Sensazioni anteriori, accumulate spesso
inconsapevolmente, si ridestano dentro di noi, si organizzano come
avviene nei sogni. Perché? In che modo? Non lo sappiamo ancora... E
sogniamo (è la giusta espressione) a occhi aperti. Bisogna
distinguere. Vi sono allucinazioni momentanee, rapidissime che non
implicano nessun disordine organico o psichico. Ve ne sono
persistenti, e allora...
Ma non è questo il tuo caso».
«Sì; mio e di mia moglie!».
«Non hai capito bene. Noi scienziati chiamiamo persistenti le
allucinazioni dei pazzi. Non occorre, credo, che io mi spieghi con
qualche esempio... Il fatto poi che siete due a soffrire la stessa
allucinazione, e nello stesso momento, è un semplice caso
d'induzione. Probabilmente sei tu che influisci sul sistema nervoso
della tua signora».
«No; prima è stata lei».
«Allora vuol dire che il tuo sistema nervoso è più debole o ha più
facile ricettività... Non arricciare il naso, poeta mio, sentendo
questi vocabolacci che i vostri dizionari forse non registrano. Noi
li troviamo comodi e ce ne serviamo».
«Se tu mi avessi lasciato parlare...».
«Certe cose è meglio non rimescolarle. Vorresti una spiegazione
dalla scienza? Ebbene, in nome di essa, io ti rispondo che, per ora,
non ha spiegazioni di sorta alcuna da darti. Siamo nel campo delle
ipotesi. Ne facciamo una al giorno; quella di oggi non è quella di
ieri; quella di domani non sarà quella di oggi. Siete curiosi
voialtri artisti! Quando vi giova, deridete la scienza, non valutate
nel loro giusto valore i tentativi, gli studi, le ipotesi che pur
servono a farla progredire; poi, se si dà un caso che personalmente
v'interessa, pretendete che essa vi dia risposte chiare, precise,
categoriche. Ci sono, pur troppo, scienziati che si prestano a
questo gioco per convinzione o per vanità. Io non sono di questi.
Vuoi che te la dica chiara e tonda? La scienza è la più gran
prova della nostra ignoranza. Per tranquillarti, ti ho parlato di
allucinazioni, di induzione, di recettività... Parole, caro mio! Più
studio e più mi sento preso dalla disperazione di sapere qualcosa di
certo. Sembra fatto apposta; quando gli scienziati già si rallegrano
di aver constatato una legge, pàffete! ecco un fatto, una scoperta
che la butta giù con un manrovescio. Bisogna rassegnarsi. E tu
lascia andare, quel che accade a te e alla tua signora è accaduto a
tanti altri. Passerà. Che t'importa di sapere perché e come sia
avvenuto? T'inquietano forse i sogni?».
segue
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