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Casinò (Casinò) - Regia: Martin Scorsese - Critica e Valutazione
Pastorale |
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da Centro Cattolico Cinematografico - Segnalazioni Cinematografiche |
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Valutazione Pastorale
Sembra che, in oltre duecento anni di storia ameri-cana, le memorie degne di finire su un libro o su uno schermo debbano, salvo sporadiche eccezioni, passare sulle gesta di banditi, ladri, truffatori e maggiorenti corrotti. E' il solito inno, la consueta subdola celebrazione, camuffata da deplorazione, di come i figli dell'America sappiano, dovunque e comunque, beffarsi della legge. Alla fine di questa ennesima descrizione a tinte fosche e scabrose di un mondo senza luci e senza speranza, è la mafia stessa che si fa giustizia, ma non per punire i delitti del folle e perverso Nicky, ma perché questi ha scombussolato il proficuo illegale tran tran che si ha la spudoratezza di chiamarlo "paradiso". I tre protagonisti crollano perché in una "hybris" di onnipotenza non si sono accontentati della situazione "pri-vilegiata" in cui vivono: come se frodare i clienti ed il fisco pro-mafia (Sam), prostituendosi e barando (Ginger), picchiando e uccidendo chiunque attra-versi la strada agli "amici" (Nicky), costituisca un modello di vita esemplare. Il film è insopportabilmente lungo con un ritmo pomposo e uno stile ancora più ridondante, con un Montaggio farcito di ripetizioni e con una sequela di luoghi comuni desunti dal campionario più usuale del Genere: killer spietati, politici corrotti, tradimenti, vendette mafiose
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