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Angelica - Principessa del Catai - Italia,
1969 |
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Libera riduzione e rielaborazione delle avventure di Angelica, tratte dall'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, in questa serie, chiaramente a sfondo erotico e quasi pornografico, non c'è poi molto del mondo creato dall'Ariosto.
Una nota editoriale tende a chiarire che, in realtà, Angelica e Orlando non si sono mai amati, anzi Angelica ha passato parte della sua vita avventurosa ad amare altri, moltissimi altri.
E così la nostra eroina è destinata ad una continua serie di violenze, di torture, di amplessi di ogni tipo, sia ella consenziente o meno.
Inutile aggiungere che il corpo di Angelica è esibito in continuazione in tutta la sua splendente statuarietà.
E debbo confessare che pochi sono alla sua altezza. Per non parlare poi della sua fluente capigliatura, da impazzire.
La serie ha goduto di una discreta popolarità sia in Italia che in Francia.
Il suo corpo magro e lungo sovvertiva la tradizione di una famiglia in cui tutte le donne erano grasse. Ella maturava come un frutto spurio di origini straniere, oscure, influenzate da troppi innesti. Certi suoi lineamenti erano duri come quelli dei Macedoni; altri sembravano le fossero venuti dal fondo della Nubia dolce e bruna, poiché sua madre era stata di razza inferiore. Sotto il naso ricurvo, abbastanza fine, ci si meravigliava di vederle delle labbra quasi tumide. I suoi giovanissimi seni, molto rotondi, molto staccati e molto morbidi, erano coronati da grandi aureole circolari: per questo era chiamata Principessa del Catai.
(Libero adattamento da Afrodite di Pierre Lou˙s)
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