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300 - Director Zack Snyder - Critica - Review |
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Valutazione Pastorale Forse del fumetto che é all'origine dell'operazione bisogna dimenticarsi, perché il film è una cosa diversa. Ed è proprio nell'utilizzo delle risorse tecnologiche che risalta la differenza. Se in certi, recenti titoli cinesi (e dintorni, ad es. di Zhang Yi Mou), espedienti come il 'ralenti' e altri servivano a prolungare l'effetto di armonie tra danza e ritmi musicali, qui l'obiettivo é ben opposto: ad essere allungato é il senso della sofferenza, dell'incrudelimento, del sangue che sgorga a fiotti, del duello bestiale uomo contro uomo. L'estetica della morte in battaglia passa dai proclami a parole ai fatti dell'eliminazione fisica cercata come unica soluzione possibile e in grado di offrire soddisfazione. Ne deriva la costruzione di una 'bellezza' accattivante dello squartare fisicamente l'altro e la certezza che morire sul campo vuol dire non essere morti invano. Si dirà che si parla di tantissimi anni addietro, che la storia di quel periodo era anche questa, che la guerra era spesso l'unica forma di vita riconosciuta. Ma da questa materia così vischiosa il copione non prende quasi mai le distanze, e anzi le parti non belliche (il discorso della regina e del suo avversario) sembrano alludere apertamente a fatti odierni e di stretta attualità. Prevale dunque una sorta di ideologia dell'annientamento che, non essendo ben contestualizzata, rischia di essere fraintesa e presa per il verso sbagliato. Dal punto di vista pastorale, il film è dunque da valutare come inaccettabile e del tutto violento.
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