|
Barbe-Bleue - Film de Edward Dmytryk |
||||||||
|
|
Origine: Italia — Genere: Drammatico — Coproduzione: Gloria Film, Roma - Barnabé Productions, Parigi - Geiselgasteig W. V. Schiber, Monaco — Regia Luciano Sacripanti — Interpreti: Richard Burton, Raquel Welch, Virna Lisi, Nathalie Delon, Marilù Tolo, Karin Schubert — Soggetto e Sceneggiatura: Ennio De Concini, Maria Pia Fusco — Fotografia (panoramica, eastmancolor): Gabor Pogany — Musica: Ennio Morricone — Montaggio: Carlo Reali — Durata: 115' — Distribuzione: Fida Cinematografica.
Soggetto
Il barone austriaco Kiaus von Sepper, il cui volto è incorniciato da
una strana barba blu (conseguenza di una ferita in battaglia), vive
in un immenso castello con sua moglie Ann. Asso dell'aviazione nella
prima guerra mondiale, e, in seguito, nazista della prima ora, i!
barone ha sposato, prima di lei, altre sette donne, tutte
misteriosamente scomparse. Un giorno, in assenza di von Sepper, Ann,
curiosando nel castello, scopre una enorme cella frigorifera, in cui
giacciono i cadaveri delle precedenti mogli del barone. Poiché
conosce ormai il suo segreto, von Sepper decide che anche Ann deve
morire: prima di eseguire la sentenza, le racconta in che modo aveva
eliminato le altre donne: perché lo esasperavano con i loro difetti,
con le manie e con l'accampare i loro diritti coniugali. Dopo aver
compreso la ragione dei suoi delitti, Ann rinfaccia al falso eroe la
sua vera natura di complessato e di impotente, e viene rinchiusa dal
marito nella cella frigorifera. La libera un giovane violinista
ebreo, venuto al castello, dopo aver ucciso li barone per vendicarne
le vittime, ebraiche, della sua follia.
Valutazione Pastorale
Il film riprende, ambientandola nella Germania hitleriana, la
celebre favola di Perrault, per offrire, attraverso la figura del
sanguinario barone, una interpretazione psicanalitica del nazismo,
identificato come impotenza mascherata dal mito della virilità.
Accanto a questo tema — esposto con grossolana evidenza, ma in modo
tutt'altro che convincente —, altri motivi, compresa la polemica
antireligiosa, confluiscono nella storia, tutti però a livello di
spunti, che si accavallano e si disperdono confusamente. A questa
debolezza di impostazione, corrisponde l'incertezza stilistica, per
cui il film ondeggia tra orrore e umorismo nero, tra macabro e
ironia. Scarsamente riuscito, infine, è il tentativo di evitare che
il ripetersi di situazioni, insito nella vicenda, ingeneri monotonia.
Nonostante la calibrata interpretazione dei due Interpreti
principali, il film si rivela di modesto significato ed in esso
finiscono per imporsi allo spettatore pesantezze di dialogo,
numerose immagini di esibizioni sensuali e situazioni che
morbosamente insistono sull'impotenza del protagonista. IV.
Da:
Centro Cattolico Cinematografico - Segnalazioni Cinematografiche
|
|
|
|