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Car, The (1977) - La Macchina Nera - DeathMobile (1998) (Canada) - Regia: Elliot Silverstein |
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Origine: USA (1976) - Produzione: M. Birdt e E. Silverstein - Regia: Elliot Silverstein — Interpreti: James Brolin, Kathleen Lloyd, John Marley, R. G. Armstrong, John Rubinstein, Ronny Coy, Elizabeth Thompson — Soggetto: Shryack, Butler — Sceneggiatura: Dennis Shryack, Michael Butler, Lane Slate — Fotografia: (scope-colore) Gerald Hirschfield —Musica: Leonard Rosenman - Montaggio: Michael McCroskey - Durata: 100' - Distribuzione: C.I.C. (1977)
Soggetto Nei pressi della cittadina di Santa Ynez una misteriosa vettura nera investe e uccide due giovani ciclisti, Peter e Suzy, quindi aggredisce e maciulla Johnny, un ragazzo che chiede un passaggio. Dalla vicina fattoria Amos e Berna, testimoni del fatto, espongono confusamente il caso allo sceriffo Everett Pack che, dopo avere mobilitato le forze a sua disposizione, subisce la stessa sorte dei giovani assassinati. Questa volta è testimone dell'aggressione una indiana che al nuovo sceriffo, Wade Parent, dichiara d'avere notato che nella misteriosa macchina non c'era nessuno. La caccia all'auto assassina sembra inutile e ne rimangono vittime diversi poliziotti nonché Lauren, la donna di Wade. Questi, avvicinatosi coraggiosamente alla macchina, spara in vari punti senza neppure scalfirla e viene colpito con la portiera che si apre pressoché automaticamente. Ripresosi ben presto, quando esce dall'ospedale predispone una trappola e, attirata la macchina in un canyon, la seppellisce sotto tonnellate di rocce: nel corso dell'e-splosione liberatoria si disegnano nel cielo figure misteriose.
Valutazione pastorale Non si può non pensare a Duel di Spielberg davanti a questo stravagante prodotto che vi si accosta per l'idea di fondo ma rimane assai lontano come rigorosità stilistica e capacità simbolica. Il regista, infatti, si sofferma unicamente alle scene di tensione e a quelle di una certa spettacolarità; ma non s'avvede che in tal modo ripete inutilmente le delittuose e incomprensibili imprese dell'aggeggio infernale, lasciando lo spettatore del tutto indifferente alle stesse per l'estraneità nei confronti di personaggi frettolosamente e superficialmente presentati. D'altra parte, se la nera e diabolica auto voleva essere un simbolo di forze scatenate dagli errori dell'uomo moderno, il tema viene annullato da quella che voleva essere la parte originale di questo The car: l'allusione, cioè, a forze spiritiche sulla cui natura non viene data alcuna illustrazione. In definitiva, si tratta di uno spettacolo che può interessare l'adulto per le singole scene in cui gli effetti scenici sono di maggiore spicco, ma che non gli dice proprio nulla.
Accettabile/realistico
Da: Centro Cattolico Cinematografico - Segnalazioni Cinematografiche - Valutazioni Pastorali
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