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Casa del buon ritorno, La (1986) - Regia: Beppe Cino |
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Regia: Beppe Cino. Con: Amanda Sandrelli (Margit), Stefano Gabrini (Jacob Luca), Fiammetta Carena (Ayesha), Lola Ledda (Lola), Francesco Costa (Bruno), Stanis Ledda, Fabrizio Capuani, Eloisa Cino. Genere: Thrilling - Soggetto e Sceneggiatura: Beppe Cino - Fotografia: (Panoramica / a colori) Antonio Minutalo -Musica: Carlo Sìliotto - Montaggio: Emanuele Foglietti - Durata: 91'-Origine: Italia (1986) - Produzione: Moviemachine - Distribuzione: C.R.C. (1987).
Soggetto Jacob Luca, un trentenne, torna con la fidanzata Margit nella casa della sua infanzia. L'atmosfera campagnola, quel silenzio, sopratutto quegli arredi ed oggetti lo attirano molto. Ma la casa cela anche un segreto: una ventina di anni prima, durante una festicciola di ragazzini, Luca ha fatto precipitare dal terrazzo superiore la sua coetanea Lola, una graziosa bambina di cui era invaghito. Sul posto, i ricordi riaffiorano implacabili e da essi poco a poco Luca diventa ossessionato. Egli vede Lola dappertutto, piccola e ormai donna e gli sembra perfino di incontrarla e seguirla invano tra i banchi del mercato dove Margit va a fare le provviste. Le memorie si fanno più sconvolgenti, anche perché nella vecchia casa ci sono ancora una antica maschera orientale ghignante ed un manichino, sormontato da un volto in ceramica nero-oro (un simulacro di giovinetta), sul quale con la mente ormai turbata Luca drappeggia un abito nero, più un cappello di tulle pure nero. Intanto circola spesso per casa una vicina — Ayesha — che fu amica della madre del giovanotto e visse i momenti terribili della morte di Lola. Ed Ayesha sa: essa vive nel culto morboso delle foto della piccola uccisa, ripresa in cento pose e medita la vendetta, non solo in danno dell' uomo, ma anche della innocente Margit, nonché di un inoffensivo e solitario vicino — Bruno — lontano e dimenticato amico di infanzia di Luca e testimone involontario e terrorizzato del mortale incidente. Luca farà la stessa fine di Lola cadendo dalla stessa terrazza (suicidio? o non piuttosto assassinio per mano della onnipresente Ayesha?), la quale Ayesha uccide Margit e Bruno.
Valutazione Pastorale Confuso dissennato e prolisso: non basta abbondare in complicazioni ed in allucinazioni di fantasmi per metter su — e tenere in piedi — un thrilling. Si può fame anche largo uso, ma lucidità e chiarezza sono essenziali. Già è incerta la datazione della vicenda (e, pertanto, del pregresso incidente mortale, marchio nella memoria infantile di Luca ed incubo evidentemente mal rimosso, tanto da portar lui venti anni dopo in quella casa maledetta, e qui fino alla ossessione e al feticismo. C'è nel film di Cino un velleitarismo patente, qualcosa di fumoso e di oscuro in ogni caso una prolissità tediosa. Con in più un manichino ed un mascherone deformato, degno di figurare in un «No» giapponese Impantanati in ossessive memorie, i personaggi sono sbozzati alla meglio, con dialoghi sconnessi e banali o silenzi ermetici
Inconsistente/velleitario
Da: Centro Cattolico Cinematografico - Segnalazioni Cinematografiche - Valutazioni Pastorali
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