Dead Zone, The (1983) - La Zona Morta - Regia: David Cronenberg

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Regia: David Cronenberg. Con: Christopher Walken (Johnny Smith), Herbert Lom (Dr. Sam Weizak), Brooke Adams (Sarah Bracknell), Tom Skerritt (Sceriffo Bennerman), Martin Sheen (Greg Stillson), Anthony Zerbe (Roger Stuart), Colleen Dewhurst (Henrietta Dood), Nicholas Campbell (Frank Dood), Sean Sullivan (Herb Smith), Jacklie Burhoughs (Vera Smith), Gaza Kovacs (Sonny Elliman), Roberta Weisse (Alma Frechette), Simon Craig (Chris Stuart). Genere: Drammatico - Soggetto: Dal romanzo omonimo di Stephen King - Fotografia: (normale-a colori) Mark Irwin — Musica: Michael Kamen — Montaggio: Ronald San-ders - Durata: 101' - Origine: Canada (1983) - Produzione: Debra Hill - Distribuzione: U.I.P. (1984).

 

Soggetto

Al termine delle lezioni pomeridiane, Johnny Smith, giovane insegnate in una scuola nordamericana, accompagna a casa la fidanzata Sarah. Rientrando poi solo a casa propria, stante la pioggia battente e la scarsa visibilità, piomba su di una autocisterna sbandata, riportando un gravissimo trauma e ferite varie, Ne consegue un coma profondo, che dura ben cinque anni. Il risveglio in clinica e la ripresa di coscienza costituiscono uno choc ulteriore: molte cose sono cambiate, il lavoro é perduto ma, soprattutto, perduta é Sarah, sposatasi con un altro e ormai madre felice. Poco a poco, con cure, riabilitazione a tanta pazienza, Johnny, sotto la guida dello psichiatra dott. Weizak, recupera, ma ben presto egli scopre di avere acquisito poteri paranormali. E' in relazione a tali fenomeni di premonizione -che gli danno, peraltro, sofferenze fisiche e morali, e che egli non considera affatto un dono provvidenziale, bensì una occasione di angoscia- che Johnny salva, a distanza, la figlia di una sua infermiera da un incendio e il bambino (suo allievo) di un ricco uomo di affari da un annegamento. E' perfino di aiuto, su esplicita richiesta, allo sceriffo della vicina contea, nell'individuare un introvabile assassino, brutale maniaco sessuale. Ma Johnny sempre più si rinchiude in se stesso e nel ritrovato lavoro, detestando ogni forma di pubblicità. Durante la campagna per le elezioni al seggio senatoriale dello Stato, Smith "sente" la crudeltà e lo spietato arrivismo di uno dei candidati -Greg Stillson- e, nello stringergli la mano in occasione di un comizio, "vede" addirittura ciò che accadrà in un giorno neppure lontano, allorché il violento Greg diventerà, come ambisce, Presidente degli Stati Uniti. E' la prima volta che il nostro professore percepisce una "zona morta" nelle sue facoltà paranormali: morta, ma pericolosissima e gremita di incognite, in quanto egli intuisce (e il suo dottore glielo conferma) che ormai è in grado non solo di vivere un avvenimento, ma finanche di predeterminarne il corso e di modificarlo. Un potere, dunque, di agghiaccianti prospettive. Poiché gli é chiaro che Stillson presidente significherebbe il decollo dei missili nucleari verso la Unione Sovietica, Smith decide di uccidere il candidato per impedire un evento catastrofico. Durante il comizio conclusivo, Smith sta per sparare, ma Stillson, messo sull'avviso dalle urla di Sarah (che é una delle sue propagandiste e che dal palco ha visto Johnny e il suo fucile), strappa dalle braccia della donna il figlioletto, facendosene vilmente scudo. Stillson cosi si salva, ma la sua carriera é finita. Johnny é ucciso dalle guardie del corpo, mentre Sarah ha appena il tempo di inginocchiarsi vicino al morente, testimoniandogli il proprio amore.

 

Valutazione Pastorale

Ciò che vi é di positivo in questo lavoro é che, in luogo di un terrore occasionato da fattori e da accadimenti esterni, é avvertibile la interna tensione determinata da inconsuete facoltà personali, latente, ma al dunque esplosiva. Sotto il profilo psicologico non é male e la plausibilità non ne soffre. Niente ecatombe, né apocalissi, né marziani con il "laser" nelle pupille: al centro della vicenda, invece, uno di noi, uno come noi, sia pure dopo la spaventosa tegola di un coma quinquennale. Nel cervello e nella personalità di Johnny c'è, in più, nascosta una zona morta, come un "buco nero", una specie di triangolo delle Bermude della sua psiche. Da qui il titolo, il tema e l'acme del film: laddove questa paurosa zona più che morta si manifesta come incontrollabile a-raldo di guai, marcata com'é di pericolosità, se l'individuo che la porta in se stesso (e ne soffre come il Nostro) potrebbe, in definitiva, deviare e manipolare il corso della storia. Fortunatamente (anche a costo di deludere subito gli innumerevoli "fans" del paranormale a ruota libera e del magico , in stile rotocalco, che proliferano sempre quando la fede e la stessa scienza vacillano o sbandano), l'onesto professore dichiara che il dono, capitatogli fra capo e collo, un dono non lo e affatto. Egli ne soffre, moralmente e fisicamente e, quando intuisce che lo specialissimo potere insito nella sua personale zona morta può modificare un futuro apocalittico, non esita. Certo, egli decide di uccidere, ma é cosciente che la vera, autentica vittima sarà lui stesso, pronto ad immolarsi, in fondo, per l'umanità. Rifiuta di fare lo stregone a tassametro e di mercificare il proprio "triangolo", ma accetta l'olocausto. E' una tesi da rispettare. Il film (del noto regista canadese David Cronemberg qui più fortunato che non in "Videogame"), è tratto dal romanzo di Stephen King (autore fortunato, tra parentesi, in quanto.....saccheggiato da Kubrick per "Shinning", da Brian de Palma per "Car- rie", da Carpenter per "Christine" e da non pochi altri registi). Esso non manca né di interesse, né di suggestioni, né di un ritmo efficace. A pensarci bene, é una opera che ha un suo fondo di indubbia tristezza, con in più una tensione psicologica di cui il pubblico non può non avvertire i segni. Dalla fine del coma di Smith alla sparatoria conclusiva e liberatoria (preceduta da una impacciata manovra di caricamento del fucile, prova provata che le stigmate dell'assassino Johnny proprio non ce le ha), una siffatta tensione é ottimamente espressa dal volto, dalle angosce e dai silenzi di Cristopher Walken, attore eccellente per misura e credibilità, nella sofferta consapevolezza del proprio destino. Un "bravo" anche ad Herbert Lom, psichiatra paziente ed attendibile interprete.

 

Accettabile/problematico.

Da: Centro Cattolico Cinematografico - Segnalazioni Cinematografiche - Valutazioni Pastorali

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