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Ensayo de un crimen - Estasi di un delitto - — Regia Luis Bunuel |
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Origine: Messico — Genere: Drammatico — Produzione: Alianza Cinem. — Interpreti: Myroslava Sterri, Ernest Alonso, Rita Macedo, Ariadna Welter, Andrea Palma, Rodolfo Landa, J.M. Linares Rivas, Leonor Llausas — Soggetto: dal romanzo « Ensayo de un crimen » di Rodolfo Usigli — Sceneggiatura: Luis Bunuel, Ugarte Pages — Fotografia: Augustin Jimenez — Musica: Josè Perez — Durata: 89' — Distribuzione: Indipendenti Regionali.
Soggetto Da ragazzo Alejandro vide morire — atterrito ed affascinato insieme — la propria governante, mentre un carillon suonava. La convinzione d'essere stato il responsabile di quella morte, ed il ricordo del contemporaneo suono del carillon, ch'egli credeva dotato di malefico potere, crearono in lui una cronica ossessione omicida, pronta a ripetersi ogni volta che Alejandro, ormai adulto, ode o ricorda quella musica. In verità, i suoi crimini sono soltanto immaginari poiché, ogni volta, una circostanza accidentale od un'altra persona prevengono la realizzazione dell'omicidio, intensamente pregustato. Così accade per una suora, precipitata nel vano dell'ascensore; così per una fatua conoscente, suicida o uccisa dal mal rassegnato consorte. Così infine, per la fanciulla che Alejandro sposa, freddata dall'amante prima ch'egli, informato all'ultimo momento della tresca, possa attuare la meditata vendetta. Tentato invano di convincere il giudice d'essere lui, in sostanza, il responsabile di quelle morti, Alejandro si libera dall'ossessione disfacendosi del carillon. Potrà quindi tornare, finalmente guarito, alla compagnia dell'unica ragazza sopravvissuta alla vocazione omicida del protagonista. L'elaborata struttura narrativa, che vede sogni e ritorni intrecciarsi con frequenza al tempo presente, tra un susseguirsi piuttosto intenso di riferimenti simbolici, di allusioni, di incidentali nutazioni, se da al film un aspetto di sapiente e paziente costruzione, non tarda ad appesantire il tono, che s'adagia presto nell'involuzione e nell'artificio fine a se stesso. Rimane, talvolta, ad animare il freddo meccanismo, la tetra ironia dell'autore, il suo gusto personale per elementi macabri o torbidi.
Giudizio Morale Pur accettando per vera e sufficiente l'intenzione dell'autore di raccontare in chiave di paradosso una vicenda in cui gli elementi (che poi diverranno costanti nella sua opera) delittuosi o sgradevoli appaiono deformati ed attenuati dall'ironia, rimane comunque il fatto che tali elementi sono nettamente negativi sul piano morale. La presentazione dei desideri e delle ossessioni del protagonista, che agisce al di fuori d'ogni scrupolo o nozione di bene e di male; l'insistente compiacenza nel descrivere gli elementi più crudi e singolari delle sue fantasie criminali; certa fuggevole irrisione o disprezzo per cose e persone riferitesi alla religione, sconsigliano la visione del film.
Da: Centro Cattolico Cinematografico - Segnalazioni Cinematografiche - Valutazioni Pastorali
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