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Eraserhead (1977) - Eraserhead La Mente che cancella - Regia David K. Lynch |
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Regia David K. Lynch. Con: Jack Nance (Henry Spencer), Charlotte Stewart (Mary X), Jeanne Bates (Signora X), Allen Josephs (Signor X), Jean Lange (nonna), Judith Anna Ro-berts. Laure! Near, V. Phipps-Wilson, Jack Fisk. Soggetto e Sceneggiatura: David K. Lynch — Fotografia: Fred Elms, Herbert Cardwell — Musica: Fast Walker - Durata: 100' - Origine: USA (1977) - Produzione: David Lynch -Distribuzione: C.L.A.B. /Aiada (1981).
Soggetto Henry Spencer, tipografo, fisicamente e mentalmente scarso, vive solitario in uno squallido appartamento, fra allucinazioni che la sua fantasia malata visualizza. Durante un pranzo grottesco in casa dei genitori della sua ragazza Mary, appreso che questa è incinta, si lascia costringere a sposarla. Nasce un "baby", mostriciattolo orrendo e frignante, che Mary, esasperata, abbandona lasciandolo alle cure di Henry, il quale, esasperato a sua volta, lo uccide. Dal corpo in disfacimento del piccolo mostro fuoriescono esseri verminosi che infestano la casa e la vita di Henry. L'incontro sessuale con una prostituta scatena allucinazioni e incubi nel corso dei quali, fra il sogno e la veglia, Henry si trova decapitato (la sua testa serve a fabbricare gomme per matite, donde il titolo). Nel termosifone è annidata una ballerina, ovviamente anch'ella mostruosa, che sorride sotto una pioggia di vermi orrendi e balla cantando: "In paradiso tutto va bene. Tu hai le tue cose belle, io le mie. Tu ha le tuo cose belle anche le mie".
Valutazione Pastorale Qualche tenue spunto umoristico e la pretesa, dichiarata dal regista, di scavare nella "vera" Filadelfia, nonché quella, riconosciutavi da taluni critici, di vivisezionare la "middle class" americana non bastano ad abbattere i limiti di una pura esercitazione. Nato infatti come saggio di scuola ed elaborato durante ben quattro anni (dal '72 al '76), in ritardo di quattro decenni sulla breve stagione surrealista, il film giustifica le riserve e i pregi di un genere che lo stesso Lynch ha subito abbandonato, come è evidente nel successivo "The elephant man", dove una materia poco meno repugnante è riscattata in immagini e modi di una tenera partecipazione. Il che alimenta il sospetto che il giovane regista operasse con un occhio all'underground e ai cinefili, e un altro alla produzione convenzionale e magari all'Oscar. E' accaduto altre volte. Ridimensionata la vocazione a significati universali, e denunziata l'ossessione di una putrescenza intollerabile, si deve riconoscere a David Lynch il... gusto raffinato dell'immagine (valorizzata da uno splendido bianco e nero), l'intensità dei toni, il ritmo del montaggio, insomma un dominio del mezzo cinematografico che sarà più convincente quando troverà quel senso della misura dal quale l'arte non può prescindere.
Discutibile/sgradevole.
Da: Centro Cattolico Cinematografico - Segnalazioni Cinematografiche - Valutazioni Pastorali
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