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Fantasmi a Roma - Regia: Antonio Pietrangeli |
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Origine: Italia — Genere: commedia — Produzione: Lux, Vides, Galateo — Interpreti: Marcello Mastroionni, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Belinda Lee — Soggetto e sceneggiatura: E. Flavano. S. Amidei, E Scola — Fotografia (schermo panoramico, Technicolor): Giuseppe Rotunno — Musiche: Nino Rota — Durata: 100' — Distribuzione: Lux Film.
Soggetto Insieme con quattro fantasmi (larve d'antenati morti di morte violenta) vive in un antico palazzo della vecchia Roma il principe di Roviano. La singolare convivenza trascorre con reciproca e tranquilla comprensione fino al giorno in cui il vecchio principe, tentando di (ripararlo, fa esplodere uno scaldabagno e ne rimane vittima. L'incidente, se da un lato offre la possibilità all'anziano gentiluomo di congiungersi in spirito ai diletti antenati, pone dall'altro le premesse d'una preoccupante minaccia per tutti: quella dello sfratto. Federico Roviano, nipote del principe, non chiede infatti di meglio che sacrificare il palazzo dei Roviano alla speculazione edilizia, traendone quel lauto guadagno a lui necessario per affrancarsi dalla schiavitù, soprattutto economica, che lo lega a Rossana, un'attrice pettegola e festaiola. Per allontanare la minaccia del piccone demolitore occorre che l'antico palazzo venga proclamato monumento nazionale. Subito gli eterei inquilini ricorrono all'aiuto di un pittore cinquecentesco, Caparra, che abita una vecchia torce dell'Appia Antica. La promessa di ospitalità nell'antico palazzo induce il pittore a dar mano ad un affresco che però, scoperto da un intenditore, viene giudicato di trascurabile importanza, con vergogna del Caparra e disperazione degli altri. Ma i fantasmi non disarmano: san bene come vanno le cose, in questo mondo. Ricevuto da Federico, il critico d'arte modifica il suo Giudizio e l'affresco si trasforma in opera insigne. Il palazzo è dunque intoccabile. Rassegnato all'abbandono di Rossana, Federico s'arrangerà ad abitare nella dimora degli avi, ed a poco a poco, circondato da quelle invisibili presenze, si costruirà un'esistenza sempre più somigliante a quella serena e dolcemente folle del defunto principe. L'inconsueta vicenda, potenzialmente ricca di suggestive variazioni <e sviluppi, non ha saputo suggerire ai realizzatori altro che uno sviluppo piuttosto piatto e banale, appesantito da un umorismo discutibile, talvolta triviale. L'evocazione di una Roma barocca, figurativamente preziosa, è il pregio più evidente del film, per il testo mediocre anche se ambizioso.
Giudizio Morale La condotta tutt'altro che irreprensibile di alcuni « fantasmi » trova adeguato riscontro in quella di alcuni personaggi, li compiacimento con cui si sottolineano atteggiamenti riprovevoli, scene scabrose, volgarità del dialogo, impongono di escludere la visione del film.
da Segnalazioni Cinematografiche - Centro Cattolico Cinematografico
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