I cosiddetti cannibal movie sono un filone del genere horror che sconfina in quello d’avventura nonché, per diverse pellicole, in quello erotico.
Si può chiaramente affermare che questa particolare categoria di film ha una radice propriamente italiana in quanto è proprio nel Bel Paese che nacque l’idea di ambientare le sceneggiature horror non più con atmosfere dark, bensì alla luce del sole in suggestivi paradisi esotici. Anche se vi sono delle importanti eccezioni, si possono identificare le caratteristiche salienti di questi film: location in foreste o giungle tropicali, cast di attori semi sconosciuti, alto contenuto splatter, discreta presenza di scene hard, violenze reali a danno di animali (considerate a tutti gli effetti snuff).
Precursore di questo fortunato filone, che vide la sua epoca d’oro dalla seconda metà degli anni settanta fino ai primi anni ottanta, fu il regista Umberto Lenzi con Il paese del sesso selvaggio (1972) che si cimentò in altre due regie, Mangiati vivi! e Cannibal Ferox. Poi fu la volta di Ruggero Deodato con la trilogia Ultimo mondo cannibale, il leggendario Cannibal Holocaust e Inferno in diretta. Da segnalare altre tre opere di successo di altrettanti registi italiani provenienti però da diversi background, come il regista dell’eros Joe D'Amato con Emanuelle e gli ultimi cannibali, il giallo/poliziesco Sergio Martino con La montagna del dio cannibale e il veterano della commedia Mario Girolami con Zombi Holocaust. Altri registi italiani come Antonio Margheriti e Michele Massimo Tarantini provarono a cimentarsi nel cinema antropofago ma per varie ragioni è difficile poter classificare le loro opere, Apocalypse Domani e Nudo e Selvaggio nel genere cannibal-movie. Nel 1985 Mario Gariazzo firma la regia di Schiave bianche, violenza in Amazzonia considerata come l’ultima pellicola nostrana del filone cannibal.
Il successo di questo genere lo si deve forse alla sfacciataggine dei registi italiani a dirigere scene di inaudita violenza, che a dispetto di asprissime valutazioni negative da parte dei critici cinematografici, denunce e sequestri di pellicole da parte dei tribunali, nonché pesanti censure governative, riuscì ad attirare un pubblico sempre più numeroso. C’è da sottolineare che quelli erano anni particolarmente delicati dal punto di vista politico-sociale, ove ogni giorno venivano trasmesse dai telegiornali le crude immagini delle violenze del terrorismo che stava sconvolgendo il Paese. Proprio la violenza resa estrema dai cannibal-movie, costituiva un deterrente per lo spettatore che poteva così godere di emozioni forti nonché beneficiare del messaggio ecologistico, e anti-sistema, che molti dei film in questione provocatoriamente trasmettevano.
L'aspetto forse più negativo di questo genere sono le torture e uccisioni degli animali che in quasi tutti i casi, sono purtroppo vere. Ma fu proprio questa scelta crudele, e ingiustificabile, dei registi e produttori di inserire scene di violenze reali nelle pellicole, la ragione chiave dell'incredibile successo internazionale di questa nicchia del cinema italiano.
Filmografia Essenziale minima
Il paese del sesso selvaggio (1972) di
Umberto Lenzi
Ultimo mondo cannibale (1977) di Ruggero
Deodato
Emanuelle e gli ultimi cannibali (1977) di
Joe D'Amato
La montagna del dio cannibale (1978) di
Sergio Martino
Cannibal Holocaust (1979) di Ruggero
Deodato
Mangiati vivi!
(1980) di Umberto Lenzi
Zombi holocaust (1980) di Marino Girolami
Cannibal Ferox
(1981) di Umberto Lenzi
Inferno in diretta (1985) di Ruggero Deodato
Schiave bianche, violenza in Amazzonia (1985)
di Mario Gariazzo



