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Esordio di Argento dietro la macchina da presa (1970),
il film è la storia di uno scrittore americano, che assiste, una notte,
per strada a Roma, ad un tentativo di omicidio.
Lo scrittore riesce a
sventare il delitto. Ma il presunto assassino compie altri omicidi e
comincia a perseguitare il protagonista. Finché una telefonata registrata,
in cui l’assassino minaccia lo scrittore, svela un particolare che
condurrà alla vera identità del maniaco.
Questo film è un esordio
eccezionale, spesso ritenuto nella filmografia di Argento come il primo
degli unici veri gialli incontaminati che il regista ha diretto. Gli altri
sarebbe i due successivi film, con cui si chiude l’ideale trilogia degli
animali.
Comunque, già da questa opera, Argento, riduce al minimo il
plot verosimile e attendibile, per dare risalto (come avverrà sempre di più per
i titoli successivi) ai particolari, e allo sguardo, che diviene il
padrone assoluto delle inquadrature.
In questo film, Sam, lo scrittore si
trova nelle prime sequenze, davanti ad un tentativo d’omicidio. Nel corso
del tempo, la sua memoria, imprecisa, disattenta, ha comunque registrato
un elemento che potrebbe capovolgere la situazione ed aiutarlo a scoprire
l’assassino.
Argento confonde la visione e lo sguardo, l’apparenza e la
realtà, distruggendo le convinzioni e le certezze. Sam, e lo spettatore,
che implicitamente si nasconde dietro il protagonista, vede una donna
lottare con una figura nera e la crede la vittima, solo sulla base di ciò
che vede, senza seguire la ragione e la logica. In realtà non è la
figura
nera a brandire un coltello in mano, ma l’esatto contrario.
Indice Dario Argento
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