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Tralasciando la produzione hammer che continua a sfornare titoli su titoli per tutta la prima metà degli anni settanta (“Le figlie di Dracula” di John Hough, 1971, “Mircalla, l’amante immortale” e “Una messa per Dracula”, 1970 e 1969, di Peter Sasdy, “Rose rosse per il demonio” di Peter Sykes, 1971) e di cui mi sento in dovere di citare almeno un divertente film di Brian Clemens “Captain Kronos Vampire Hunter” del 1972, gli anni settanta sono davvero ricchi di opere e novità. Ormai Polansky e Romero hanno aperto la strada a nuove vie.
Questo non significa che il cinema horror abbandoni i binari percorsi fino ad allora ma ai fini di questo viaggio attraverso la modernità del film d’orrore, è inutile percorrere strade sature e ormai prive di novità. Accanto all’Hammer, anche la AIP, che produce i capolavori di Roger Corman sforna molti film. Tra questi, si distinguono per interesse e originalità “L’abominevole dottor Phibes”, un film di Robert Fuest che si sviluppa come una black comedy, seguito l’anno successivo, il 1972, dal seguito “Frustrazione”. A decretarne il successo Vincent Price, lontano dai ruoli a cui era abituato, e pronto ad ironizzare ed interpretare il suo ruolo con brillantezza.
Curtis Harrington nel 1971 dirige “Chi giace nella culla di zia Ruth”, con Shelley Winters, una favola nera macabra. E John Hough invece trae dal bel romanzo di Richard Matheson, "Hell House", il film “Dopo la vita”, 1973.
Negli Stati Uniti gli anni settanta segnano un grosso distacco che si crea tra le opere di serie A, limitate nel numero ma con una distribuzione forte e le opere di serie B, prodotte con pochi mezzi e con una difficile distribuzione, che ricalcano con fatica i modelli classici dell'horror. Anche se alcune pellicole tentano una strada alternativa puntando sul guignol oppure marcando l'accento satirico o critico nei confronti della società. Sappiamo che Polansky ha aperto le porte alla modernità con il suo film “Rosemary’s baby”, introducendo il tema del satanismo, e del figlio demoniaco. L’autore del romanzo da cui fu tratto il film, Ira Levin, disse di avere avuto l’idea all’inizio degli anni sessanta. Era davvero una novità. Il male radicato nel grembo materno.
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