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L’horror dedicato alla carne e al sangue, solitamente viene citato quando parliamo di David Cronenberg. Avendo dedicato al suo lavoro un capitolo intero qua mi limito a raccontare qualcosa sugli altri film che hanno toccato questo argomento. Carne e sangue, cioè?
Innanzitutto, grazie proprio a Cronenberg, che ha sempre portato avanti un suo personale discorso circa la metamorfosi della carne, l’idea del contagio, attraverso il sangue principalmente (dal “Demone sotto la pelle” a “Inseparabili”), e la possibilità di creare orrore proprio giocando ad aprire, deformare, distruggere la carne umana, questo genere di horror ha trovato negli anni ottanta il terreno giusto per attecchire.
A suo favore, sinceramente, gioca un incredibile sviluppo degli effetti speciali che ha permesso di raggiungere dei livelli prima impensabili. Di solito questi film sono quelli più assimilabili all’idea del cinema splatter, cioè quel cinema dove coltelli, asce, motoseghe colpiscono il nostro corpo, dando via ad un apoteosi di sangue, frattaglie e parti di corpo che si spargono in tutte le direzioni.
Anche se procedendo in analisi più fini e profonde, spesso si può affidare al corpo, alla carne e al sangue un valore che va oltre l'effetto gore e assume connotati psicologici o simbolici. Quale è allora il punto di partenza?
Ovviamente la libertà visiva di mostrare lacerazioni o mutazioni del nostro corpo trova come iniziatore Herschell Gordon Lewis, con i suoi vietatissimi “Blood Feast” e “2000 maniacs”; prove a dire il vero di dubbio valore artistico ma di fondamentale valore storico per aver aperto la strada agli effetti "Blood & Gore"; a nobilitare e garantirne un seguito è Romero, che per tutto il decennio, dal 1968 al 1978, ci regala sangue e carne in decomposizione, avendo la cura di confezionare questa scelta stilistica con la metafora di una critica alla società, al progresso nucleare e agli esperimenti batteriologici.
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