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Questo filone horror è stato uno dei più prolifici e interessanti del decennio. Le origini sono da ricercarsi nelle opere letterarie di E. A. Poe e Lovecraft. Ma a dire il vero anche Henry James e Richard Matheson hanno la loro parte di merito. Da Poe, tra i racconti più esplicitamente ripresi al cinema segnalo “Il crollo della casa Husher”, ma un po’ tutti i suoi incubi sono densi di fantasmi e atmosfere da incubo. Da Lovecraft, oltre a qualche pellicola diretta, il cinema ha fatto proprio l’eredità delle maledizioni e dei famosi miti di Chtulhu.
Fin dagli anni venti questi due scrittori hanno ispirato diversi film, a volte anche molto riusciti e interessanti. James e Matheson, sono legati più ad un eredità visiva. Da un racconto di James, “Il giro di vite”, fu tratto un bellissimo film diretto da Jack Clayton, “Suspence” (1961). Da Matheson, un film meno bello, ma inquietante “Dopo la vita”, tratto da “Hell House”.
A dire il vero non posso dimenticare un vero caso letterario: la novella “The haunting of Hill house” del 1959 di Shirley Jackson. Questa scrittrice nata nel 1919, aveva pubblicato diverse novelle, ma quella citata resta la sua più famosa. Autrice, circondata da un alone di mistero e magia, era apprezzata molto dalla critica e dai colleghi, tra cui una fan d’eccezione, come Dorothy Parker; morì nel 1965. Da quel romanzo fu tratto il bel film di Robert Wise, diretto nel 1963, “Gli invasati”. Questo film ha emozionato e ispirato molti cineasti più giovani che spesso lo citano tra i film più amati di sempre.
Allora, tracciate le basi letterarie e cinematografiche passiamo a inquadrare le caratteristiche di questo sottogenere horror. Le case infestate sono uno degli stilemi, più sfruttati e abbondanti, che incontriamo al cinema; addirittura potremmo parlare di una ticipizzazione di questo tema. Un castello, una casa abbandonata, una villa sperduta nel bosco sono ormai icone ben codificate e facilmente riconoscibili da tutti. Un vero segno del terrore. Ovviamente tutto ciò ha avuto il significato di rallentare, se non addirittura bloccare le possibilità espressive che potevano essere tratte dall’argomento.
Gli anni ottanta sono in debito, sicuramente verso le fonti citate prima, ma il vero archetipo, la vera opera di riferimento moderna si presenta negli anni settanta: “The Amityville horror” di Stuart Gordon, del 1979, è il punto di partenza. I coniugi Lutz, si trasferiscono nel Long Island, ad Amityville, ma la loro casa è infestata dal demonio; dopo tragici episodi, la famiglia decide di andarsene via.
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