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Per quanto la critica e i detrattori in genere considerino il film horror privo di qualsiasi qualità artistica è innegabile che la realtà dei fatti ci mostri l’esatto contrario. Dal punto di vista formale e stilistico l’horror è un genere che accoglie volentieri qualsiasi tipo di sperimentazione.
Spesso quanto provato pioneristicamente dalla videoarte e da certi film della nouvelle vague si trova anche in molti film dell’orrore. Negli anni settanta, per esempio, è forte la ricerca e la sperimentazione cromatica. Da una parte abbiamo Dario Argento che con “Suspiria” arriva a utilizzare una speciale pellicola kodak per ottenere una fotografia in grado di esaltare enormemente quasi fine alla saturazione, i colori; dall’altra, abbiamo molti cineasti che puntano sul bianco e nero.
David Lynch lo fa con il film d’esordio, “Eraserhead”, Romero progettò il suo capolavoro incompreso “Martin”, 1977, in bianco e nero per esaltare la decadenza urbana che contrassegna il fondo scenografico della storia. Il film fu poi girato a colori; l’uso del bianco e nero, non è un omaggio all’orrore del passato, per lo meno non sempre. E’ molto più spesso una scelta di carattere stilistico che risponde alla volontà di creare toni cupi o claustrofobici, o di marcare stilisticamente certi aspetti formali, fondamentali ai fini narrativi.
Ma è indubbio che il colore si conferma per il film d’orrore come un elemento fondamentale. In particolare il rosso, esaltato grazie agli effetti speciali e al make-up del sangue rende sempre più realistico e inquietante qualsiasi sequenza che lo utilizza. Il rosso ha segnato stilisticamente, veicolato dal sangue, molte sequenze famose: in “Carrie” Sissy Spacek è vittima, durante il ballo di fine anno, di uno scherzo a base di sangue di maiale. Ma tutto il film è pieno di riferimenti simbolici al sangue, alla verginità e all’innocenza perduta. Carrie non sa cosa sia il ciclo mestruale, e nelle prime sequenze del film la troviamo nello spogliatoio della scuola, derisa dalle compagne cattive e non più vergini, spaventata, credendo di morire dissanguata.
Carrie è figlia di una folle, che vive in un mondo pieno di simboli cristiani, tentando di redimere continuamente la figlia dai mali possibili della vita giovanile. Carrie subirà l’affronto peggiore la sera del ballo, quando un secchio di sangue di maiale le viene calato addosso, durante la premiazione di reginetta. Il sangue resta sempre in primo piano. E diviene elemento negativo, fattore scatenante di una vendetta dai risvolti imprevedibili.
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