Il Vampiro: Analisi di un mito di Renato Agazzi - La storia di Pietro Plogojowitz
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La storia di Pietro Plogojowitz

Mark Harrison - Cover Her Face - Sphere Books, 1987


Uno dei casi più emblematici, che compare in tutti i testi di vampirologia, è quello relativo alla “storia di Pietro Plogojowitz”.

Il resoconto originale venne pubblicato per la prima volta il 21 luglio del 1725 sulla rivista Das Wienerischen Diarium da parte di un vicario (o provveditore, o ufficiale del distretto di Gradisk) imperiale austriaco, tale Fromann. Il resoconto di Fromann venne riprodotto nella seconda edizione del 1728 (la 1a ediz. è del 1725, entrambe apparvero a Lipsia) della Dissertatio historico-critica de Masticationae mortuorum in tumulis del teologo tedesco Michael Ranft (o Ranfft). Fino a questo punto la storia, così come venne raccolta da Fromann, non subì nessun cambiamento. Successivamente venne tradotta in altre lingue (francese e tedesco) ed inevitabilmente modificata e abbellita. In certi casi addirittura parafrasata. Il linguaggio di Fromann è quello proprio della burocrazia del tempo, pertanto molto ossequioso verso le autorità superiori e piuttosto asciutto nell’esporre gli eventi. Barber (1988) riporta l’intera storia (traducendola in inglese), traendola da Rudolf Grenz (1967). La fonte di Grenz è la 2a ediz. del 1728 dell’opera di Ranfft

Il villaggio di Kisilova (o Kisolova, o Kisilovo) dove si colloca la storia non è in Ungheria, come affermano successivi Autori (A.Calmet, Marquis d’Argens), ma in Serbia (Yovanovich, 1911). Esso è a pochi Km dell’attuale paese di Bačko Gradište (corrispondente al paese di Gradisk, nominato nel racconto), nella Vojvodina a circa 90 Km Nord-Ovest da Belgrado. A monte l’errore venne fatto dal Grosses vollständige Universal-Lexicon di J.H. Zedler (vol.46, voce “Vampiri1745), a causa della situazione politica piuttosto confusa di allora (Barber, 1988). Gran parte della Serbia era passata sotto l’Impero Austriaco fin dal  21 luglio 1718 (Pace di Passarowitz tra Venezia, Austria e Turchia) e rimase occupata fino al 1739.

Dopo dieci settimane dalla morte di Plogojowitz ( non sappiamo chi fosse e di che cosa morì) perirono, nella prima settimana, nove persone (giovani e anziane) in sole ventiquattr’ore. Prima di morire esse però dichiararono pubblicamente che Plogojowitz era “venuto da loro nel sonno, si era coricato su di loro e li aveva soffocati, così che avevano dovuto soggiacere allo spettro.” Si noti bene che le caratteristiche con le quali si manifesta Plogojowitz sono del tutto coincidenti con quelle dell’incubo notturno.  È verosimile ritenere che la causa scatenante di questi incubi (scambiati per spettri) fosse da imputare alle condizioni dei malati, che benché gravi  riuscirono ugualmente a narrare le loro paurose avventure. Dal momento che la sgradita visita di Plogojowitz è narrata dai nove moribondi, si deve necessariamente dedurre che la frase “avevano dovuto soggiacere allo spettro” può solo significare che i poveretti erano convinti di avere subito qualche imposizione dall’incubo persecutore. La paura fu tale che lo spettro accelerò la loro morte, ma non la causò direttamente. Come abbiamo visto costoro ebbero il tempo di narrare a parenti e ad amici le loro vicissitudini. Siamo solo agli inizi della vicenda, ma già analizzando una delle tanti varianti della storia (Calmet, 1756 ediz. ital.), ecco cosa leggiamo:“Costui (Plogojowitz) apparve di notte al alcuni paesani mentre dormivano, e tanto strinse loro la gola, che in ventiquattr’ore  morirono.”

Calmet sposta gli avvenimenti nelle ore notturne, per rendere la storia più cupa e suggestiva. Plogojowitz è inoltre direttamente responsabile della morte delle nove persone, mediante strangolamento. Stranamente lo stesso Barber (1988), pur riportando la storia originale di Fromann, la commenta in questo modo:“È tipico che, quando il vampiro è del genere deambulatorio – come il vampiro jugoslavo – appaia alla vittima di notte e la strangola o le succhi il sangue. In ogni caso, la vittima spesso lamenta una sensazione di soffocamento prima di morire

Le conclusioni di Barber sono arbitrarie, al pari di quelle di Calmet. Fino a questo punto della narrazione possiamo solo affermare che Plogojowitz ebbe la sfortuna di essere il primo a morire di una malattia misteriosa e di avere, per questa semplice ragione, favorito la successiva morte di altre nove. Si noti bene favorito, non materialmente eseguito. In ogni caso viene sottolineata una credenza, diffusa in molte parti, che la prima persona a morire è ritenuta responsabile delle morti successive. È un modo alquanto elementare di trovare una giustificazione ad una improvvisa epidemia.

La storia di Plogojowitz pone bene l’accento sulle caratteristiche fisiche del morto che ritorna dalla tomba. Fromann dice chiaramente che tali individui sono dagli abitanti del villaggio chiamati vampiri (Fromann usa il termine “vanpir”). Il termine viene così introdotto per la prima volta nella lingua tedesca. I segni del vampiro sono i seguenti: “corpo non decomposto, la pelle, i capelli, la barba e le unghie che continuano a crescere”. 

Dopo non poche difficoltà burocratiche, Fromann e il pope di Gradisk accettano di analizzare il corpo di Plogojowitz, da poco esumato. Ciò che essi possono osservare è: assenza di odore di morte, il corpo, eccetto il naso, è fresco in tutto e per tutto, i capelli, la barba e le unghie sono cresciuti, la vecchia pelle, dal colore biancastro, si è staccata e una nuova emerge al di sotto di essa, viso, mani, piedi e l’intero corpo hanno un aspetto vitale. 

 

 

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