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La storia di
Arnold Paole
Un altro caso assai famoso nella letteratura vampiresca è
quello relativo alla storia di
Arnold Paole. L’episodio lo si
può dividere in due parti. La prima riguarda gli avvenimenti occorsi
a Medvegia (o Medwegja o Medraiga o Meduegna,
il nome del villaggio cambia a seconda dell’Autore), piccolo
villaggio a Sud di Belgrado, a un ex soldato serbo di nome
Arnold Paole nel
1726 (o
1727); la seconda parte
racconta di una infestazione di vampiri, sempre nello stesso
villaggio, verificatasi 5 anni dopo la scomparsa di Arnold Paole
e strettamente collegata alla morte di quest’ultimo.
L’attuale nome del villaggio è Medveda e si trova a 138 Km
Sud-Est di Belgrado, e a 43 Km Sud-Est da Kragujevac (la
città più vicina al villaggio). A pochi Km da Medveda scorre
il rame occidentale del
fiume Morava.
La
fonte originale dell’intera storia venne redatta dal chirurgo
militare
Johann Flückinger il 26 gennaio
1732, testimone
oculare della seconda parte della storia. La relazione venne
pubblicata, con il titolo Visum et repertum (cioè “Visto e
scoperto”) a
Norimberga nello stesso anno, in un’opera dal
seguente titolo: Commercium litterarium ad rei medicae et
scientiae naturalis incrementum institutum. Riproposta in tempi
recenti nell’opera antologica di Sturm e Völker (1968)
e in quella di
Barber (1988).
Viene
ripresa sempre nel ‘700 da Zedler (1745) e da
Calmet (1756), ma da quest’ultimo non in modo
puntuale.
La prima
parte della vicenda è narrata in modo molto sintetico. Nessuno fu
diretto testimone.
Flückinger la riporta evidentemente per
“sentito dire”. Essa narra che
Arnold Paole, in seguito ad
una caduta accidentale da un carro di fieno, morì rompendosi l’osso
del collo (già nella versione di Zedler e di
Calmet la
causa della morte è diversa. Secondo costoro
Paole sarebbe
morto schiacciato da un carro di fieno. Quest’uomo aveva spesso
raccontato, durante la sua vita, che nei pressi di
Gossowa (Serbia
turca) era stato infastidito da un
vampiro. Per
prevenire ulteriori fastidi l’uomo aveva mangiato un po’ di terra
presa dalla tomba del
vampiro e si era
inoltre imbrattato con il sangue di quest’ultimo. Tuttavia il
rimedio sembrò peggiore del male. Dopo soli 20 o 30 giorni dalla
morte anche
Arnold Paole divenne un
vampiro, uccidendo
ben quattro persone. Per prevenire ulteriori attacchi alla gente del
villaggio si decise (con il consenso delle autorità) di
disseppellire il morto dopo 40 giorni dal decesso. Questi venne
trovato in uno stato assai sospetto.
Paole era integro.
Sangue fresco usciva dagli occhi, dal naso, dalla bocca e dalle
orecchie. Inoltre aveva la camicia e il sudario intrisi di sangue,
nuove unghie erano ricresciute nelle mani e nei piedi. Una nuova
pelle sostituiva quella vecchia. Si decise di trafiggere il cuore
con un paletto. Durante questa cruenta operazione egli “emise un
gemito udibile e sanguinò copiosamente”.
Dopo di
ché venne bruciato, fino a ridurlo in cenere. Le ceneri vennero
rimesse nella tomba. Anche le persone uccise da
Arnold Paole subirono la medesima sorte. Gli abitanti del villaggio
si erano ormai convinti che tutti coloro che erano stati vittima del
vampiro divenivano a loro volta vampiri.
Un’ultima singolare malefatta di
Paole serve da collegamento
con la seconda parte della vicenda. Il
vampiro era accusato
di avere attaccato non solo le persone, ma anche il bestiame, al
quale aveva succhiato il sangue. Quest’ultima azione aveva reso gli
animali infetti. A distanza di cinque anni dalla
esorcizzazione
di
Paole il bestiame rimaneva contaminato ed era in grado, se
consumato, di propagare il terribile morbo agli sfortunati abitanti
del villaggio di
Medvegia. Si entra a questo punto
nella seconda e più dettagliata parte dell’intera vicenda.
Prima di
passare però alla seconda parte vorremmo sottolineare come nella
versione di
Calmet (1756) ( a sua volta ripresa dal
giornale olandese
Le Glaneur historique) lo
stato
vampirico venga notevolmente enfatizzato: “sul suo cadavere
(di Arnold Paole) si trovarono tutti i contrassegni d’un
Arcivampiro
(sarebbe interessante sapere dove
Calmet abbia preso una tale
informazione). Il suo corpo era ben colorito, i capegli, le
unghie e la barba era cresciuta, le vene eran piene di sangue
fluido, e colava da tutte le parti del corpo sul lenzuolo, in cui
era involto…fece (il Governatore del luogo) ficcare, secondo il
solito, un palo acuto nel cuore del morto Arnaldo, e trafiggerlo da
una parte all’altra, tal che colui gettò un orribile grido, come se
fosse vivo, poi gli tranciarono la testa, e lo abbruciarono.”
La
medicina legale è in grado di spiegare “un gemito” di un
cadavere trafitto, ma ovviamente non lo è se questo gemito diviene “un
orribile grido”. Nel momento in cui il corpo di
Paole
venne trafitto da un paletto la compressione dei polmoni avrebbe
spinto l’aria e i gas con una forza esplosiva attraverso la
glottide, creando un suono simile ad un gemito (in parte
Barber,
1988) o ad uno scricchiolio (Schroeder, 1973).
Si noti ancora come nella versione del
Calmet la fase dell’esorcizzazione
del
vampiro venga resa più truculenta, con l’aggiunta del
taglio della testa.
La
storia di
Arnold Paole, narrata da
Flückinger, si svolse
nel
1726, quindi ad un solo anno di distanza da quella di
Plogojowitz, raccontata da Fromann. Le due località
interessate (Kisilova e Medvegia) sono in
Serbia
e distanti fra loro circa 230 Km. La dinamica dei fatti è
sostanzialmente la stessa. Nella storia di
Paole si parla
apertamente di un
vampiro succhiatore
di sangue. Non dimentichiamo però che essa è raccontata non in prima
persona, ma a cinque anni di distanza. Non è da escludere che anche
in questo caso la presenza di sangue nella bocca del morto
abbia destato stupore tra gli osservatori e creato una associazione
tra
vampiro e succhiatore di sangue. Insistiamo molto su
questo fatto in quanto se analizziamo le numerose testimonianze,
precedenti a queste due storie, scopriamo che esse parlano
insistentemente di cadaveri che si ostinano a non decomporsi.
Sono
proprio questi ultimi che arrecano affanni ai viventi, apparendo
sotto forma di spettri, di incubi o procurando rumori molesti. Tra i
termini usati per connotare questi morti che ritornano vi è già
quello di
vampiro (upir
per l’esattezza), ma privo dell’associazione “succhiatore di
sangue”. Torneremo più avanti su questo punto.
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