Preraffaeillismo - Movimento artistico promosso dai preraffaelliti - Preraffaelliti

 

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Nel 1848 tre giovani pittori, in un'Inghilterra tesa all'industrializzazione sfrenta, all'affermarsi della borghesia e alla conquista di un vasto impero,  Dante Gabriele Rossetti (di origine italiana), John Everett Millais e W. Holman Hunt fondarono in Londra la Confraternita (Brotherhood) dei Preraffaelliti.

 

Estimatori, al pari dei i Nazareni tedeschi, di Giotto, Bellini, Fra Beato Angelico, Botticelli, vollero ripristinare nella pittura (ed anche nelle lettere) la genuinità e spontaneità dei primitivi, i cui stessi limiti di disegno e prospettiva presentavano un fascino esclusivo.

 

L'interesse estremo dei dettagli realistici e l'amore del simbolismo furono due peculiarità della nuova scuola, sia in pittura che in letteratura. Fra le più note pitture dei preraffaelliti sono La luce del Mondo, Il trionfo degli Innocenti, Beata Beatrix.

In letteratura subirono l'influsso di Dante e dei poeti primitivi italiani (tradotti dal Rossetti), delle leggende cavalleresche e delle fiabe celtiche; e attraverso a William Blake sentirono il soffio religioso della Bibbia.

 

Nello splendido volumetto di Leonardo Arte, Collezione ArtBook, intitolato Preraffaelliti - L'eleganza discreta dell'Ottocento Inglese, si legge a pagina 130 a proposito della non eredità dei Preraffaelliti:

 

"Nel 1919, quando morì William Michael Rossetti, l'ultimo membro della Confraternita, l'arte aveva già imboccato strade del tutto diverse: Wassilij Kandinskij aveva già dipinto i suoi acquerelli astratti e Pablo Picasso, incalzato da altri "ismi", dal futurismo al dadaismo, aveva già dato vita al cubismo. I valori per cui i preraffaelliti avevano vissuto e dipinto erano scomparsi con la regina Vittoria: era la fine di un'epoca gloriosa, che i giovani artisti del nuovo secolo non avevano più intenzione di seguire. Narcisisticamente ripiegati su se stessi, si consegnarono ai posteri come un relitto archeologico, da studiare e, forse, ammirare, ma che ormai non aveva più nulla da trasmettere. L'arte aveva rifiutato il loro spirito religioso e la vena moralistica, ora sincera, ora ambigua; non condivideva più i loro sogni medievali, l'enfasi nei ritratti o le complicate decorazioni dei loro manufatti, sostituiti da un design più pratico e funzionale. Ci si ricordò di loro solo quando venne messo in evidenza l'impegno civile e sociale degli artisti e si sostenne che il pittore doveva guardare direttamente alla natura, senza intermediazioni. Forse il vero erede dei preraffaelliti è Lucian Freud, con il suo crudo e sconsolato iperrealismo."

 

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