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Le serve sono completamente nude, e ciò era indicativo di una casta inferiore, al contrario le loro padrone hanno nudo solo il seno), per poi esplodere nella scultura greca, che già nel periodo arcaico si propone di raffigurare nudi gli atleti e anche certe divinità.
Con dinamico, stupendo progresso, dal rozzo Apollo arcaico del Museo di Atene (V secolo a.C), la scultura greca passa in pochi decenni (480 circa a. C.) alla quasi perfetta rappresentazione dei nudi guerrieri nei frontoni del tempio di Egina e, prima della metà del secolo, alle eleganti, movimentate figure del Tempio di Giove ad Olimpia ed agli splendidi nudi atletici di Mirone.
La nudità assoluta degli atleti greci alle Olimpiadi è uno dei tratti distintivi tra la scultura della Grecia arcaica e quella dell'Egitto di età saitica.
Ma non dimentichiamoci della Creta minoica. Qui, il ruolo della donna assumeva a volte aspetti rimarchevoli e la bellezza era intesa in senso prettamente erotico e non finalizzato ad esaltare l'aspetto atletico delle figure. Di ciò possiamo farci un’idea per mezzo della statuetta di terracotta policroma del museo Archeologico di Candia, in cui possiamo ammirare una fanciulla (o Dea) molto curata, ben vestita, di rango aristocratico, con il seno abbondante e nudo.
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