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Imponenti capolavori (Venere Capitolina, Gallo morente, Gallo suicida, Venere di Milo, Apollo del Belvedere) si succedono fino all'età ellenistica. I romani ricavarono dai nudi greci numerosissime copie ed imitazioni.
Non parleremo qui delle raffigurazioni trovate a Pompei, perchè, a mio modesto avviso, rientrano più nel campo della pornografia che in quello dell'erotismo. Non dimentichiamoci che a Pompei vi era la più alta concentrazione di bordelli di tutto l'Impero Romano.
Interrotto nel Medioevo, lo studio del nudo riprende, in pittura e scultura, durante il Rinascimento (Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese, Correggio, Michelangelo, Rubens) ed è portato all'imitazione greca dai neoclassicisti.
Il Rinascimento è prodigo di nudi femminili e maschili, ma non lo è sul piano dell'erotismo. Il Nudo è inteso come studio dell'anatomia umana e solo raramente sfocia in qualcos'altro. Con il Correggio, ad esempio, in Leda e il Cigno si predilige l'affermazione della grazia femminile, della bellezza intesa come purezza, della lontananza da qualsiasi pensiero peccaminoso. Eppure, il quadro, a ben vedere, è carnale e suscita emozione.
Non così ad esempio lo stesso soggetto trattato da Leonardo da Vinci e da Géricault. Ove se nulla ho da obbiettare sulla qualità artistica delle opere, e come si potrebbe di fronte a simili capolavori, tutto vi è da recriminare sul piano del messaggio erotico.
Quasi venerato per tutto l'Ottocento in Francia, Italia e Inghilterra (Ingres, Carpeaux, Rude, Rodin, Bourdelle, Bartolini, Vela, Barzaghi), lo studio del nudo è tuttora presupposto degli studi accademici, benchè la sua rappresentazione si sia svincolata, con le attuali correnti d'avanguardia, dalle regole chiaroscurali anatomiche e prospettiche.
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